“Delirant isti Romani”: un fumetto in latino

«Nel 50 a.C. tutta la Gallia, che, come si vede, è divisa in cinque parti, è stata occupata dai Romani… proprio tutta? Nient’affatto! Un villaggio abitato da irriducibili Galli continua ancora a resistere agli invasori»

Così cominciano tutte le storie a fumetti del famosissimo Asterix con il suo fedele amico e compagno d’avventure Obelix, i due guerrieri galli che, in modo o nell’altro, riescono sempre a farla franca e a mettere i bastoni fra le ruote all’esercito romano che ormai assedia da anni il loro villaggio in Armorica.

Il fumetto il cui personaggio principale è Asterix nacque nel 1959 a puntate grazie al sodalizio tra i due fumettisti francesi René Goscinny e Albert Uderzo e nel tempo ha divertito generazioni intere di bambini grazie alle rocambolesche avventure dei suoi goffi personaggi. Questi ultimi rappresentano il prototipo di guerriero gallo che, guarda caso, lo stesso Giulio Cesare ci ha descritto nel suo De bello gallico: dei tipetti un po’ brutti, alti (tranne Asterix, che in questo caso rappresenta un’eccezione), goffi, barbari e violenti. Però, Asterix e i suoi amici hanno una marcia in più: la pozione magica del loro druido Panoramix. (Inutile dire che, ahimè, non è andata così la storia perché Cesare ha stravinto su tutta quanta la Gallia!)

Fin da subito, il fumetto ha riscosso un grandissimo successo e c’è chi da piccolo, per caso, perché studia o perché ha studiato letteratura latina o storia antica, l’ha almeno letto una volta. Ma perché non provare a leggerlo in latino? Potrebbe essere una lettura stravagante e allo stesso tempo divertente! E in effetti è così!

Esiste, infatti, una traduzione in latino curata nei minimi dettagli delle medesime storie che tutti noi conosciamo. In effetti sembra strano: se si pensa di dover leggere un testo in latino, viene subito in mente una versione da tradurre e, quindi, un noioso esercizio che riduce drasticamente le ore di svago.

Leggere le avventure di Asterix, Obelix e del loro cagnolino Idefix permette, invece, di immergersi ancora di più con l’immaginazione in un mondo molto simile a quello dell’età cesariana. È evidente, però, che la penna di Uderzo e Goscinny si è presa molte libertà letterarie e storiche, ma la lingua latina nelle bandes desinnées è viva più che mai. Ci si diverte provando a leggere una storia in latino, a cercare il verbo in fondo alla frase e a ricostruirne il significato (chi è “del mestiere” sa che è sempre faticoso riordinare le singole parti), ma sembra ancora più avvincente la storia.

Quei buffi nomi che finiscono sempre con la lettera X Asterix, Panoramix, Obelix, Abraracourcix… ora hanno più senso, in una sintassi tutta latina e, adattandosi ai sistemi dei casi, acquisiscono un suono molto particolare rispetto alle parole tipiche del latino. Al contrario, i nomi propri dei Romani si camuffano perfettamente nel discorso e acquistano un pieno significato, al posto di ricorrere a parole inventate solo per far ridere i lettori. La sintassi e il lessico che viene usato sono semplici, senza però mai essere banali, anzi ogni tanto compare anche qualche espressione tipica della lingua latina che con le nostre traduzioni perderebbe di significato.

Se da piccoli Asterix e Obelix ci hanno affascinato al punto tale da contribuire a farci iniziare un certo tipo di studi perché lasciarli lì su una mensola della libreria, in disparte? Non sarebbe meglio, ogni tanto, leggere qualche loro avventura, ma in una lingua diversa, anzi “morta”?

Nicola Gautero

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