Black History Month

Black History Month
Torna a Torino la seconda edizione del Black History Month (BHM Torino): la serie di incontri ed eventi incentrati sulla storia delle comunità diasporiche afrodiscendenti.
Nato da un’idea di Carter G. Woodson, il BHM ha non solo lo scopo di far scoprire la storia africana e di mostrarne il contributo storico, culturale e sociale, ma anche di valorizzarne la complessità.
La nostra redattrice @jessicaponss ci racconta i temi e gli eventi al centro di questa seconda edizione torinese, incentrata su tre concetti fondamentali: radici, identità ed empowerment.

Quando le immagini cambiano la storia: il caso “Waco Horror”

Oggi siamo in costante contatto con le immagini e questo rischia di farci dimenticare quanto importanti possano essere per veicolare un messaggio. È qui che la figura di Elizabeth Freeman, suffragetta nei primi anni del ‘900, può venirci in aiuto: nel 1916 fu chiamata ad investigare quello che passò alla storia come il caso “Waco Horror” e proprio grazie alle fotografie che testimoniano l’accaduto, riuscì a cambiare il destino di un’intera comunità.

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@glenatbd
@lisalugrin

Premi del pubblico

Se provaste a cercare su Google le voci: “Innovazione significato” trovereste scritto: “Introduzione di sistemi e criteri nuovi”. Si può dedurre, quindi, che tale processo porti inevitabilmente a qualcosa di utile e positivo per il futuro.

Se, poi, parliamo di innovazione del linguaggio in televisione, possiamo immaginare una comunicazione inclusiva, che rispetta e difende le minoranze.

E invece no, poveri illusi.

Su RAI2, ai Seat Music Awards, è stato il duo Pio&Amedeo a ricevere un premio per – citiamo testuali parole – “aver innovato il linguaggio televisivo e per saper cogliere le sfaccettature della vita quotidiana rendendole spettacolari con ironia e irriverenza”.

Ricordiamo a tutti che i due comici hanno fatto un intero monologo ripetendo la f-word e la n-word, e sottolineando il fatto che le vittime di omofobia e razzismo dovrebbero farsi una risata!

Beh, cari @pioeamedeo82 e @instarai2, complimenti per aver perpetrato un sistema così antiquato: anche essere retrogradi in tutto è una novità. Negativa, ma pur sempre una novità.
Copy di Rossella Cannella; vignetta di Daniela Montella (@vignette_incazzate).

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Olimpiadi 1968: un pugno in faccia al razzismo

È con l’inizio dell’autunno 1968 che il pugno nero inizia a svettare nei cieli del mondo, alzandosi dal gradino più alto del podio delle #olimpiadi di Città del Messico.
Col passare degli anni il pugno nero è diventato un modo per combattere contro il razzismo, riacquistando sempre più valore in seguito alle proteste nate dopo la morte di George #Floyd.

A parlarcene nel suo nuovo articolo è Gaia Bertolino.

Pose, tra fiction e realtà

Il 2 maggio è iniziata l’ultima stagione di “Pose”, lo show FX creato da Ryan Murphy. La serie racconta della comunità LGBTQ+ nera e latina delle ballroom di New York, a cavallo fra gli anni 80 e 90. Nelle prime due stagioni abbiamo assistito a innumerevoli e spettacolari ball e abbiamo avuto occasione di riscoprire pezzi di storia contemporanea dimenticati troppo velocemente. “Pose” è un’occasione per fare un viaggio in realtà sconosciute e per approfondire la conoscenza di figure ormai mitologiche della scena delle ballroom di New York.

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Zero: l’eroe del Barrio

Zero è la nuova serie Netflix Italia lanciata il 21 aprile che porta alla ribalta gli italiani di seconda generazione. Ambientata nel Barrio, estrema periferia milanese, dove ogni giorno Omar e la sua crew dovranno combattere per difendere Il Quartiere, la propria vita e le proprie radici. Zero è una storia di inclusività, di riqualificazione, di amore e amicizia.
L’obiettivo della serie è scardinare alcuni stereotipi tipici della nostra cultura attraverso le parole di un cast giovanissimo che parla la nostra stessa lingua e con un accompagnamento musicale che passa da Mahamood a Madame.
Ce ne parla @FabianaBrio nel suo ultimo articolo.
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I profili social tra attivismo e leggerezza

I social sono un mezzo di diffusione potentissimo ed è giusto sfruttarlo il più possibile per le ragioni giuste. @anna_franzu oggi ci presenta quattro interessanti profili di due coppie torinesi, che utilizzano la loro fama per normalizzare la realtà che vivono ogni giorno. Momo e Raissa ci mostrano le discriminazioni e i pregiudizi che affrontano nella loro vita di coppia mista, rispondendo sempre con ironia e astuzia all’odio. Giulia e il marito Andrea mettono invece in evidenza gli ostacoli che ancora si presentano a chi vive in carrozzina, senza però lasciare che questi siano una ragione per abbandonare il loro sogno: visitare tutte le meraviglie del mondo.
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@raissarussi @mibayed @_giulia_lamarca @ted

#stopasianhate: un problema a lungo sottovalutato

Gli Stati Uniti si ritrovano a fare i conti con uno storico problema, sottovalutato da decenni: il razzismo nei confronti delle minoranze asiatiche. L’attentato alle Spa di Atlanta del 16 marzo, costato la vita a otto vittime, ha confermato che non si parla più di casi isolati ma di qualcosa di più radicato e sistemico, come tristemente denunciato dal movimento #stopasianhate. Le aggressioni proseguono senza che la polizia americana sembri seriamente intenzionata a fare qualcosa per arginare questa situazione, risultando a volte anche complice.

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#StopAsianHate: l’intervista a Tianzi Yang (@discoveringchinawithbao)

Sempre legato al tema del #StopAsianHate, già affrontato in precedenza, la nostra redattrice Malvina Montini indaga ulteriormente sul crescente razzismo che si va sviluppando verso persone asiatiche, guardando alla situazione italiana e non solo.

Attraverso le parola di Tianzi Yang, fondatrice della pagina Instagram @discoveringchinawithbao, la nostra redattrice indaga su quello che è il razzismo, così come viene percepito dalle persone che lo subiscono e promuovendo la pagina di Tianzi come una porta su una “nuova Chinatown multiculturale”, in cui possa esistere un sano scambio di opinioni e possa crearsi uno spazio di reciproca conoscenza.

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