Furti d’arte, furti d’identità

Furti d’arte, Maël Bertotto, 28/11 AM

Il patrimonio culturale di ogni paese determina l’identità del popolo a cui appartiene e, per questo, nella storia è stato una delle vittime principali di guerre e conquiste. Chi occupava un determinato territorio, non solo sottraeva ai conquistati dei beni materiali, ma eliminava anche una parte fondante della loro cultura. Basta pensare a quello che accadde ai popoli colonizzati dall’Europa dal Cinquecento in poi, o alle spoliazioni napoleoniche che accompagnarono di pari passo le conquiste territoriali dell’imperatore francese. Donna Tartt, invece, nel suo libro “Il cardellino”, esplora un altro tipo di furto d’arte, molto più personale e intimo ma che arriverà a coinvolgere comunque una collettività.

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Henry Selick e l’animazione stop-motion: genio (s)conosciuto

Henry Selick è e rimarrà sempre una leggenda – anche se è sempre screditato in conversazioni riguardo ai suoi film più conosciuti, soprattutto The Nightmare Before Christmas. Con l’uscita del suo ultimo film in collaborazione con Netflix e Jordan Peele, “Wendell & Wild” sembra però che la situazione si stia ribaltando e che Selick stia iniziando pian piano ad essere elevato insieme alle leggende dell’animazione più mainstream. Gaia Sposari ci parla della sua carriera nel suo nuovo articolo.

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Buddha10: la bellezza è negli occhi di chi guarda?

Quando un’opera museale diventa tale? Com’è cambiata la percezione dell’arte buddhista dai luoghi originali, fino alle collezioni occidentali a cui è giunta? Come può la tecnologia influenzare tutto questo? Sono solo alcune delle domande poste dalla nuova e quanto mai peculiare mostra Buddha10 presso il MAO di Torino.

Tra collaborazioni internazionali, restauro e messa a critica del concetto stesso di opera d’arte, la nostra redattrice Rachele Gatto (@_gargantuaa_) ci racconta le sfide poste da questo evento museale da non perdere.

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Christo e Jeanne-Claude. Projects: la Land Art al Castello di Miradolo

Dal 15 ottobre 2022 al 16 aprile 2023 presso il Castello di Miradolo sarà esposta la mostra “Christo e Jeanne-Claude. Projects”, realizzata dalla Fondazione Cosso in collaborazione con la Fondazione Christo e Jeanne-Claude di New York. L’esposizione presenta oltre sessanta opere tra progetti, fotografie e proiezioni video riguardanti la coppia di artisti emblema della Land Art. La nostra redattrice Caterina Malanetto ha partecipato alla conferenza stampa e all’anteprima della mostra; leggi il suo ultimo articolo per scoprire di più su quest’arte così peculiare.

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La disturbante biomeccanica di H.R. Giger e del suo xenomorfo

Hans Ruedi Geiger è stato e continua ad essere uno dei maestri dell’horror moderno. Grazie alla creatura da lui ideata e disegnata, l’iconico xenomorfo di Alien del 1979, ha velocemente conquistato un importantissimo ruolo tra i creatori di incubi più famosi nella storia dei media audiovisivi.

L’artista, però, è sempre stato un amante dell’orrore e del disturbante, e la sua arte continua ad essere di ispirazione per i futuri inventori dell’horror. Gaia Sposari lo vuole ricordare in questo articolo, a otto anni dalla sua scomparsa.

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Quando le immagini cambiano la storia: il caso “Waco Horror”

Oggi siamo in costante contatto con le immagini e questo rischia di farci dimenticare quanto importanti possano essere per veicolare un messaggio. È qui che la figura di Elizabeth Freeman, suffragetta nei primi anni del ‘900, può venirci in aiuto: nel 1916 fu chiamata ad investigare quello che passò alla storia come il caso “Waco Horror” e proprio grazie alle fotografie che testimoniano l’accaduto, riuscì a cambiare il destino di un’intera comunità.

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Il mondo LGBT+ raccontato dalla fotografia

Negli anni ’60 la comunità LGBT+, e in particolare quella trans, ancora non era riconosciuta. Le persone transgender e i travestiti vivevano negli angoli più bui e sporchi delle città, nascondendosi da un mondo che ancora non era in grado di comprendere e tantomeno accettare la loro identità. Fu una donna a farli conoscere all’Italia e al mondo, la fotografa Lisetta Carmi, che grazie alle sue fotografie è riuscita a raccontare nella maniera più genuina possibile una comunità soggetta a pregiudizi. Ce ne parla Monica Poletti (@xmonjca) nel suo articolo.
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François Brunelle e l’arte dei sosia

François Brunelle attraverso “l’arte dei sosia” ha catturato con la propria macchina fotografica le somiglianze eclatanti tra soggetti senza alcun grado di parentela tra loro. “Je ne suis pas un sosie!”, conosciuto anche come “I’m not a look-alike!”, è un progetto artistico che ha dato un forte contributo alla scienza, permettendo ad alcuni studiosi di rispondere alla domanda “perché si assomigliano tanto?”. Scopri di più nel nuovo articolo di @giulia_calvi.

Crediti immagine di copertina: @francoisbrunelle.doubles on Instagram

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Jago, In flagella paratus sum

Jago è uno dei più influenti scultori dell’arte italiana contemporanea che, lo scorso mese di agosto, ha attuato un altro dei suoi esperimenti: esporre la scultura a grandezza naturale di un giovane accovacciato a terra, pronto al flagello.

Di chi si tratta? Quale messaggio porta con sè? Quali sono state le reazioni dei passanti?
Per saperne di più, consultate l’ultimo articolo della nostra redattrice, @giuia_calvi.

TAG: @jago.artist

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immagine: HuffPost Italia

Denuncia sociale del femmincidio dal 1877

La nuova esposizione alla GAM di Torino ospita una tela che ai tempi fu oggetto di polemiche e giudizi. “La femme de Claude”, dipinto da Francesco Mosso nel 1877, denuncia il femminicidio di una donna da parte del marito ed è il primo a farlo. Fa parte della mostra “ottocento” esposta all’interno della Galleria d’Arte Moderna…