“Sono umana e sono esausta” – le dimissioni del primo ministro neozelandese jacinda Ardern.

Sin dall’inizio del suo mandato come primo ministro neozolandese, Jacinda Arden è stata la promotrice di un nuovo e pragmatico modello politico, garantendosi le simpatie della sinistra Millenial di ogni latitudine.

Negli ultimi giorni la premier ha annunciato durante una conferenza stampa di voler lasciare l’incarico di capo del governo con nove mesi di anticipo senza alcuna possibilità di ricandidatura: le inaspettate dimissioni hanno sorpreso non solo la Nuova Zelanda, bensì l’intero emisfero, in quanto non dovute a una crisi politica o a qualsivoglia scandalo peculiare, ma a una scelta –sicuramente sofferta, ma necessaria – del tutto personale. Molti hanno apprezzato l’impegno ragionato e cosciente di mettere in mostra un lato in ombra nella politica, quale quello della salute e del benessere mentale. Jacinda Arden, in un mondo caratterizzato da un forte opinionismo socialmediale,  vuole mostrare la vulnerabilità di un lavoro ritenuto, molte volte, non degno della comprensione umana, ricordando un tema centrale nella sfera governativa mai abbastanza considerato: la responsabilità.

“Mi dimetto perché questo ruolo di grande privilegio comporta responsabilità, la responsabilità di sapere quando sei la persona giusta per fare la guida, e quando non lo sei” e aggiunge “di non aver più le energie necessarie” per rappresentare al meglio le istanze di un Paese di cui è stata portavoce dal 2017.

Ma chi è Jacinda Arden e a cosa deve il suo successo politico?

Jacinda Arden nasce nel 1980 ad Hamilton, una cittadina neozelandese del nord. Fin da giovane si avvicina al mondo della politica nelle fila del Partito Laburista, iniziando a lavorare con Helen Clark, primo ministro in Nuova Zelanda. Dopo anni all’opposizione, riesce a salire al governo nel 2017 all’età di 37 anni, divenendo così la premier più giovane al mondo. Nel corso dei suoi due mandati, Ardern ha voluto attuare una politica empatica e innovativa, costituendo uno dei Parlamenti più inclusivi in termini di sesso, minoranze etniche e rappresentanza indigena, facendosi portabandiera di un nuovo tipo di leadership: “Spero di lasciare ai neozelandesi la convinzione che si possa essere gentili ma forti, empatici ma decisi, ottimisti ma concentrati” spiega durante la conferenza stampa. Numerosi sono i successi legislativi ottenuti, soprattutto in termini di politiche progressiste e diritti umani: legalizzazione tramite referendum dell’eutanasia, aumento del congedo genitoriale e del salario minimo sono solo alcune delle riforme attuate. La premier Arden è stata oggetto di cronaca mondiale per le sue politiche restrittive Covid-19 – giudicate inizialmente estreme ma successivamente apprezzate per il tempestivo successo raggiunto in termini di contagio – e per la gestione straordinaria di un Paese scosso da eventi inattesi – più importante tra tutti l’attacco terroristico contro alcune moschee di Christchurch, che provocò la morte di 51 fedeli e crisi economiche spropositate.

Negli ultimi mesi, però, le difficoltà legislative e alcune polemiche hanno ridotto i consensi, sfociando in vere e proprie minacce di morte. Nonostante tutto la premier li vuole ricordare come i “5 anni più soddisfacenti che abbia mai avuto “, terminando il suo mandato con lacrime di commozione e consapevolezza, sottolineando una piena riconoscenza a un Paese che tanto l’ha amata come donna, come leader e come modello da emulare. Jacinda Arden ha smesso di governare nel concreto delle sue piene cariche governative, ma ha deciso di mettere in luce una realtà che va oltre qualsiasi tipo di ostruzionismo: molte volte fare un passo indietro, comporta benefici di mille passi avanti.

Alessia Dotta

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