Dispercezione corporea: lo specchio delle paure

“Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?”

“Oh mia Regina, il tuo riflesso è distorto e il responso contorto. Non posso trovare soluzione finché non mi avrai liberato dal tuo desiderio di bellezza sconfinato!”

Dalle fiabe più antiche, come Biancaneve, la bellezza viene tramandata come un valore imprescindibile, al quale è necessario tendere per essere parte del gruppo dei buoni, dei “vittoriosi”. Si tratta di una cultura dell’estetica che, specialmente in rapporto al genere femminile, sempre più si sta inasprendo verso canoni rigidi e prestabiliti. E i media, insieme agli influenti social network, ne sono gli ambasciatori indiscussi. Cosa, tuttavia, questo “mondo di superfici” comporta?

Riflessi distorti

Come la regina Grimilde incarica di uccidere la figlia acquisita, pur di ottenere il primato in quanto a beltà, così, attualmente, milioni di persone sono disposte a sacrificare porzioni della propria vita e del proprio benessere, al fine di aderire ai canoni estetici proposti dalla società mediatica. Una società che promuove donne e uomini attivi, tonici, dai muscoli definiti, impeccabilmente truccati e ben pettinati, vestiti a modo e seducenti. È un mondo che innaffia il seme di fobie innumerevoli, come quella per il grasso e che imprigiona la fioritura di corpi potenti, nei quali possa scorrere la linfa della forza interiore per sviluppare radici possenti e non fragili cortecce.

La dispercezione corporea rappresenta uno dei possibili risvolti di questo “seme-sociale” maligno ed è una delle cause principali per lo sviluppo di Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) che, in Italia, riguardano poco meno di 9.000 persone. Essa annebbia lo sguardo di chi, assuefatto da immagini nitide, ritraenti un utopico obiettivo corporeo, non accetta più il proprio riflesso, ormai distorto da potenti circoli viziosi  in cui turbinano convinzioni infondate e severe autocritiche.

Dispercepire il proprio corpo significa, letteralmente, vedere o captare qualcosa che non c’è e non apprezzare la componente che, invece, esiste. Critiche continue a quelle “culotte de cheval”, che nessuna modella potrebbe mai ostentare sulle passerelle delle principali fashion week, denigrazioni verso cosce che toccano, pance gonfie, la calvizie o, ancora, gli addominali non scolpiti rendono la vita difficile e possono indurre a condotte salutarmente errate.

Possibili effetti

Come già accennato precedentemente, i DCA sono una delle possibilità di sviluppo di questioni relative a visioni distorte della propria immagine esteriore. Per porre fine a quegli apparenti, ma inesistenti, inestetismi, infatti, può accadere che talvolta il regime alimentare venga ridotto tanto da scendere al di sotto della soglia minima di nutrizione, sottoponendo, di conseguenza, il proprio fisico a sforzi logoranti, sul lungo tempo. Talvolta, invece, succede che, al fine di ottenere quel corpo tanto anelato, ci si sottoponga a sedute di allenamento devastanti e mirate allo smussamento delle aree corporee “critiche”.

Agli atteggiamenti attivi di compensazione si accompagnano comportamenti e strategie di occultamento delle fonti del proprio disagio psico-fisico. Indossare abiti ampi, coprire i fianchi legandosi maglie in vita o nascondersi dietro a cappellini, sciarpe avvolgenti e accessori di diverse fatture ne sono solo alcuni esempi.

La dispercezione corporea può anche essere la causa dello sviluppo di disturbi ossessivo-compulsivi, come la detersione costante di alcune zone cutanee, di autolesionismo o di sindromi correlate ad anomalie del lobo parietale destro, imputato alla mappatura del fisico. Tra di esse, poco conosciuta è la xenomelia, consistente nella sensazione di rigetto verso un arto la cui esistenza è tanto indesiderata da indurre il soggetto coinvolto al desiderio di amputarlo.

Possibili cause

Se gli effetti di prospettive dispercettive sono più facilmente annoverabili, di difficile identificazione sono, invece, le cause. Molto probabilmente, l’eziologia è la risultante di una somma tra più fattori concorrenti allo sviluppo della dispercezione stessa. Tra di essi si individuano, senza dubbi, il contesto socio-culturale, ma anche esperienze di vita specifiche (abusi subiti durante l’infanzia, traumi di varia natura, prese in giro) e predisposizione genetica.

L’individuazione di atteggiamenti dispercettivi è auspicata nell’intento di agire preventivamente e di evitare lo sviluppo di quelle che possono essere evoluzioni più clinicamente rilevanti. Ecco perché la ricerca e gli studi stanno procedendo verso l’identificazione di cause o di elementi più specificamente individuabili, che possano rendere la “diagnosi” e, successivamente, il trattamento dei casi, più semplici e adatti.

Nella speranza che il mondo della scienza progredisca verso nuove scoperte, coltivate la bellezza interiore e amatevi sempre, un pezzettino di corpo e di anima alla volta.

Alessia Congiu

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