Perché dovresti sapere chi è Arca

il

Alejandra Ghersi Rodríguez è un’artista a 360 gradi: musicista, cantante, produttrice, DJ, compositrice e molto altro, è conosciuta con il nome d’arte Arca. Figure professionali come lei tendono a restare nel background del mondo della musica, soprattutto se si lavora con nomi molto più conosciuti. Ma, per molti, è una delle persone più importanti dietro all’evoluzione della musica pop moderna.

Arca non crea pop vero e proprio, anche se nella sua carriera ha lavorato con nomi più che conosciuti come The Weeknd, Rosalìa, Sia, Frank Ocean, FKA Twigs e collaborando con la leggenda Bjork alla produzione dell’album Vulnicura. Se bisogna per forza usare un’etichetta, allora si potrebbe parlare di avant-pop, musica sperimentale e persino reggaeton alternativo – effettivamente è quest’ultimo termine quello che descrive al meglio i suoi brani più famosi, come El Alma Que Te Trajo, co-realizzato insieme all’artista venezuelano Safety Trance. Il brano è recentemente esploso su TikTok insieme a Rakata in un mash-up fanmade, accompagnato dal meme “before Arca” e “after Arca”, dove il trend consiste nel mostrarsi prima e dopo aver scoperto la musica dell’artista: il “dopo” è, quasi sempre, accompagnato da moda alternativa e rave-inspired, trucco artistico, scarpe alte, abbondanza di accessori e calze a rete. Insomma, Arca ha la sua fanbase ben consolidata, già vicina ad artisti come la già citata Bjork, SOPHIE, Grimes e molti altri che camminano sulla linea tra l’immagine underground e il riconoscimento mondiale. A proposito, Arca è stata l’headliner del Club 2 Club Festival a Torino per la sua storica ventesima edizione, e c’è da dire che in pochi giorni i biglietti erano già esauriti.

Non è esagerato dire che abbia ragione ad autoassegnarsi l’etichetta di diva experimental – da pronunciare rigorosamente in spagnolo, muchas gracias. Parlano i numeri, come i suoi 717 mila follower su Instagram e i quasi 850 mila ascoltatori mensili su Spotify. Parla il suo stile, il modo in cui si presenta, l’arte dei suoi album e del video musicale Prada/Rakata. Ma, soprattutto, parla quanto la musica pop moderna si stia sempre più avvicinando al suo sound, all’elettronica pura, all’uso di suoni e samples per creare qualcosa di nuovo ed inaspettato. Il ciclo di album Kick, un quintetto che mostra tutta la versatilità dell’artista, è accreditato come il migliore esempio di ciò. L’ultimo album di Rosalìa, MOTOMAMI, ha le impronte fantasma di Arca su tutta la sua produzione, tanto che è strano non vederla nei crediti. Anche il riconosciutissimo Renaissance di Beyoncé, seppure diverso dal punto di vista del sound e musicalmente, si porta dietro quel concetto di sperimentazione in ambito pop guidato dalla produttrice.

Ma l’importanza dell’influenza di Arca sta anche nella sua identità e nella sua immagine di donna trans non-binaria venezuelana. In un periodo in cui le donne trans sono sempre più stigmatizzate e spinte verso il doversi vergognare di se stesse – basta sbirciare in direzione dell’Inghilterra – Arca è la prova che la transmisoginia non può fermare la loro creatività e libertà di espressione. L’elettronica è sempre stato un genere con un’alta presenza di donne transgender al suo interno, tanto che una di loro, Wendy Carlos, è considerata la “madrina” del genere musicale grazie alle sue abilità al synthetizer e al suo lavoro per la colonna sonora di Tron (1982). Tornando ad Arca, tra i temi più ricorrenti della sua musica troviamo argomenti come l’identità di genere e il concetto freudiano della psicosessualità, entrambi presenti, per esempio, nel brano Electra Rex in Kick III.

Considero la mia identità di genere come non-binaria, e mi identifico come donna latina trans, e ancora, non voglio incoraggiare nessuno a pensare che la mia omosessualità sia stata messa al bando. E quando parlo di omosessualità, è divertente perché non sto pensando da chi sono attratta. È una forma di prodotto culturale che è individuale e collettivo, a cui non ho mai voluto rinunciare.

Arca

Per conoscere al meglio Arca bisogna prima considerare i propri gusti musicali in quanto il sound non può essere facilissimo al primo approccio. Non aiuta nemmeno che tra i fan ci siano diverse scuole di pensiero a riguardo. In generale il primo album del ciclo Kick è una buona introduzione, come lo sono i brani Prada, Rakata, Tiro e Luna Llena da Kick II. Da lì, poi, è divertente prendersi il proprio tempo e scoprire il mondo della diva experimental passo per passo.

Gaia Sposari

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...