Famiglie bizzarre e dove trovarle. Maledetti Labdacidi

Tutti quanti conoscono, anche grazie all’influsso della psicanalisi, il complesso di Edipo, un giovane eroe greco apparentemente orfano che, per un errore del destino o per una maledizione che aleggiava su di lui, uccise il padre e sposò la madre. Recandosi a Tebe, in preda a un attacco di collera, Edipo uccide (a un incrocio della strada) quello che non sapeva ancora essere suo padre, per la sola colpa di non volersi fare da parte. Successivamente, risolto l’enigma della sfinge e dopo averla uccisa, giunge a Tebe e sposa Giocasta, moglie di Laio e sua madre, sempre senza sapere la sua vera identità. Fin qui la vicenda è nota, ma non tutti sanno che, all’interno del ciclo tebano, ci sono versioni del mito in cui il nostro eroe non è affatto preso da rimorso. Dopo essere venuto a conoscenza delle mille traversie che ha dovuto affrontare da piccolo, senza poi la minima idea di essere un parricida né un figlio-marito, riesce comunque a regnare su Tebe, senza conseguenze… O quasi.

Edipo continua a regnare

Secondo la versione più nota del mito, tramandata da Sofocle, Edipo si sarebbe accecato, dopo essere venuto a conoscenza dell‘incesto con la madre e dell’omicidio del padre. Tuttavia non è l’unica tradizione legata alla sua figura: se la madre, che talvolta è chiamata “Epicasta”, si suicida in tutti i racconti, in altri Edipo continua a regnare. Come si legge nel 23° libro dell’Iliade, l’eroe avrebbe ricevuto una degna sepoltura a Tebe, dopo essere morto in battaglia; ai suoi giochi funebri avrebbero partecipato anche gli altri nobili.

Non finisce qui la sequela di varianti mitiche perché, secondo altri autori minori, è messo in discussione il ruolo di un vecchio re cieco. Infatti, Edipo non avrebbe potuto continuare a regnare, se si fosse accecato; al contrario, non è da escludere che abbia avuto come reggenti i figli Eteocle e Polinice. 

Il servizio buono rovina le famiglie

Pausania racconta un aneddoto che può ricordare un pranzo domenicale in famiglia. Secondo questa versione del mito, Edipo avrebbe maledetto i figli perché questi, ignari o disattenti, gli avrebbero offerto del vino in una coppa del “servizio buono” del loro nonno Laio, rimasto nascosto per molto tempo in qualche armadio. Quindi, Edipo, tutt’altro che cieco (e qui vengono smentite, o meglio corrette e integrate le altri versioni del mito), avrebbe riconosciuto la coppa e, in preda ai sensi di colpa, si sarebbe ricordato di essersi macchiato di parricidio. In quello stesso istante, con un violento attacco d’ira, avrebbe augurato ai figli innocenti di morire in guerra l’uno per mano dell’altro.

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei 

Si narra che Edipo si sia adirato con i figli per un altro motivo:  secondo altre attestazioni, Eteocle e Polinice gli avrebbero mandato la coscia di un animale sacrificato e non la spalla, come di consueto. Il fatto è interessante per numerose ragioni: non è chiaro se si sia trattato di un errore, come nel caso delle coppe di Laio, e in che modo i due racconti siano conciliabili; inoltre, si tratta di un episodio antropologicamente importante. Il frammento che riporta la vicenda, tratto da uno scolio dell’ Edipo a Colono di Sofocle, dice che il re ha maledetto i figli nella convinzione che lo volessero trascurare. Si tratta nuovamente di una situazione ambigua: le pene a cui vanno incontro Eteocle e Polinice sono state causate dalla maledizione paterna o dalla loro stirpe maledetta? 

Edipo non è l’unico ad avere un passato oscuro. Il padre Laio avrebbe condannato addirittura l’intera sua discendenza, per una relazione omoerotica, cioè con un altro uomo (ossia il giovane Crisippo figlio di Pelope), avuta prima del matrimonio con Giocasta. In altre parole, Edipo e i suoi figli avrebbero avuto una vita difficile perché Laio avrebbe “messo a posto la testa” tardi.  

La stirpe di Laio (i Labdacidi) aveva una storia complessa: era stata fondata dall’unione di Europa, figlia del re di Tiro, e di Zeus, tramutatosi in un toro. Uno dei discendenti di Europa e Zeus era Cadmo, fondatore di Tebe e nonno di Dioniso: sua figlia, Semele, ebbe Dioniso dall’unione con Zeus. È legata alla stirpe dei Labdacidi la storia del culto di Dioniso, narrata nelle Baccanti di Euripide. L’ultima nota antenata di Laio e di Edipo è Niobe, madre di sette figli e di sette figlie, che si fece beffe di Latona. La madre di Apollo e di Artemide si vendicò facendo uccidere tutta la prole di Niobe, la quale fu infine trasformata in statua da Zeus. 

Giulia Marianna Dongiovanni

Nicola Gautero

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