Dismaland, il parco divertimenti distopico di Banksy

Sono trascorsi ormai otto anni da quando Banksy, street artist inglese di fama mondiale, espose la sua più vasta installazione a cielo aperto, Dismaland, il parco della tristezza il cui ingresso era sconsigliato ai bambini. Con circa diciotto attrazioni, l’anti-parco divertimenti si proponeva come un “festival d’arte, intrattenimento e introduzione all’anarchia” con un chiaro messaggio contro il consumismo e il potere presente già nell’etimologia del nome: parodia del noto Disneyland, il termine di origine macedone-inglese dismal significa “lugubre”, associato all’inglese land (“terra”).

L’installazione rimase a porte aperte tra agosto e settembre 2015 e venne situata in una località turistica presso Somerset, Inghilterra. Insieme a Banksy, ideatore del progetto, collaborarono altri cinquantotto artisti da lui personalmente selezionati, tra cui Jenny Holzer e David Shirgley. Tutto è stato ideato per essere l’esatto contrario di Disneyland, a partire dalle attrazioni sino all’atteggiamento del personale. Persino il biglietto era acquistabile a un prezzo ben più economico, solo 3£. All’ingresso, ad esempio, i visitatori erano accolti da guardie scontrose, angosciose e irritanti, la segnaletica dei divieti impediva l’accesso a unicorni, bombe nucleari e la proibizione di divieti vari ed eventuali; metal detector rigorosamente in cartone.

crediti: artslife.com

Una volta superati gli step d’entrata, le prime installazioni esposte erano una versione tetrissima del castello Disney, completamente sporco e diroccato, e la statua della Sirenetta Ariel sfigurata, molto simile alle immagini sgranate delle VHS rovinate. Tra le varie attrazioni, una giostra di cavalli morti gestita da un macellaio, una camionetta della polizia abbandonata e adibita a scivolo, un autoscontro con l’allegoria della morte.  Era inoltre possibile radiocomandare delle barchette, ma non le solite con cui si è abituati a giocare per vincere un premio, bensì barconi di migranti in miniatura. Cenerentola, icona di casa Disney, nella versione di Banksy è rimasta vittima di un incidente in carrozza ed è paparazzata dai fotografi, secondo alcuni potrebbe essere un riferimento chiaro all’incidente che coinvolse Lady Diana nel 1997.

crediti: francetvinfo.fr

Il tutto era talmente rottamato, lugubre e deprimente che, prima dell’apertura ufficiale, gli organizzatori riuscirono a far credere agli abitanti locali che si trattasse dell’installazione di un set cinematografico per un film thriller hollywoodiano. Come scritto precedentemente, l’obiettivo di Banksy era proprio dare un colpo all’establishment e spingere gli spettatori a riflettere sull’influenza del consumismo nel quotidiano. Si potrebbe interpretare anche come una critica alla così detta “positività tossica”, atteggiamento che pretende un’archiviazione delle emozioni più dolorose come preteso dalla società consumistica attuale.

In generale, il messaggio dello street artist inglese è stato ben accolto dalla critica e dal pubblico, in grado di riconoscere la potenza di una mostra d’arte insolita e particolare come Dismaland. Nel 2016 il parco della malinconia si aggiudicò il premio del South Bank Sky Arts Award.

Attraverso Dismaland, Banksy è riuscito a dimostrare come l’arte, servendosi delle emozioni più viscerali e negative dell’essere umano, sia ancora una volta capace di comunicare prepotentemente messaggi tutt’altro che scontati. Un parco non divertimenti per adulti soffocati dal lavoro, che a loro volta si recano in parchi diverimenti per bambini accecati dalla felicità, contribuendo alla crescita di una società dei consumi che è madre e matrigna contemporaneamente. L’arte del “brutto”, anarchica e irriverente, funzionale al lancio di messaggi altrettanto anarchici e irriverenti.

Giulia Calvi

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