Annegret Soltau e il corpo come materiale

THE ACHIEVEMENTS OF MY GENERATION ARE FRAGILE 

DIE ERRUNGENSCHAFTEN MEINER GENERATION SIND ZERBRECHLICH

La distruzione come premessa di una nuova creazione. Potrebbe essere la filosofia alla base del lavoro dell’artista tedesca Annegret Soltau, uno dei punti di riferimento più di rilievo dell’arte visuale femminista negli anni ’70 e ’80. La frase riportata all’inizio di quest’articolo è della stessa Soltau, che la definisce come un ‘avviso per il futuro’.

Nei suoi lavori il corpo è il campo di battaglia. Il punto di partenza è il corpo femminile, quello della stessa Soltau che si pone al centro dei suoi lavori come soggetto da esplorare, da sezionare, come corpo di cui esporre le fragilità, le incertezze, le lacerazioni e i tentativi di riparazione. Esplorare la lacerazione per trovare nuove identità e nuove narrazioni. Il corpo nella brutalità delle sue costrizioni acquisisce libertà proprio attraverso di esse.

Annegret Soltau, Self #1,1-14, 1975. Photo performance, 250 x 100cm. Image courtesy of the artist. (Fonte:https://whitehotmagazine.com/articles/offensive-interview-with-annegret-soltau/5315)

Queste lacerazioni e ricuciture si fanno realtà corporea nei ritratti di Soltau: un primo esempio è la  serie “Self 1975-76“, una serie di autoritratti in cui interviene sulla fotografia attraverso il ricamo. Il soggetto è Soltau stessa: il suo volto è attraversato, inciso, da una matassa di fili neri che in ogni scatto si fa sempre più intricata. Il moltiplicarsi dei fili neri corrisponde a una maggiore deformazione del volto rispetto al suo stato iniziale, fino al punto di renderne indistinguibili i tratti: in un’intervista con Nina Mdivani l’artista stessa spiega meglio il significato di questo filo e la scelta di usare sè stessa come modella:

[…] As an example, I then took myself as a model in 1975, because I can go furthest with myself. Instead of carving into the metal plate, I now took a black thread and “marked” my own face with it until I could no longer see, speak or hear, until I was incommunicado, so to speak. I laced the thread so far around my face up to the point of deformation, penetrates into the skin up to the pain limit. The details of my face seem to have disappeared and frozen, it resembles an act of mummification. I reach for the scissors and free myself. The black thread remains as a document and forms the last sheet to the 14-part photo sequence.  […] The black thread is ambivalent for me, first of all it is my working material, but then also a traditional thread that women use for sewing as well as the healing thread that a surgeon uses during operations.

(Fonte: https://metalmagazine.eu/en/post/article/annegret-soltau-mutations-and-mutilations-amrita-pal )

Il filo come strumento da ricamo usato dalle donne e come filo ‘curativo’ usato dai chirurghi durante le operazioni: la doppia valenza del filo ne fa lo strumento perfetto per l’arte di Soltau. Perfetto per il suo tentativo di ricostruire una connessione con le persone, un desiderio che nasce da territori lontani come quello dell’infanzia dell’artista, segnata dalla solitudine e da rapporti difficili con la famiglia. Perfetto per la sua esplorazione della condizione femminile, dei cambiamenti attraversati dal corpo di una donna, la maternità e l’invecchiamento.

Annegret Soltau, Motherhood, 1980. Photo restitching, 12 x9 cm. (Fonte: https://whitehotmagazine.com/articles/offensive-interview-with-annegret-soltau/5315)

Soltau stessa incoraggia la lettura biografica del suo lavoro, rivendicando più volte lo slogan “iI personale è politicoe ritenendolo essenziale nel mettere alla luce la demolizione delle gerarchie e dei rapporti esistenti e la distruzione del mito femminile, dei precetti che indicano alle donne come dovrebbero essere e come dovrebbero apparire.

Il tema della maternità e della gravidanza è particolarmente presente nei lavori di Soltau: un tema controverso nel mondo dell’arte, un grande rimosso riportato al centro dall’artista tedesca. Soltau espone la maternità nelle sue conseguenze materiali, nei cambiamenti che impone al corpo, nelle paure che porta con sé e nel come l’immagine della madre interagisca con quella dell’artista.

Bodily attack (pregnant), 1977-1978, © Annegret Soltau, VG-Bild Kunst, Bonn 2020 (Fonte: https://www.injectionmag.com/post/annegret-soltau-interview)

L’ambivalenza è alla base dell’arte di Soltau: tra libertà e costrizione, tra connessione e isolamento, tra corpo e mente. Il filo lega e costringe, connette e stritola, modifica e deforma. Il filo e gli squarci che cerca di riparare dialogano costantemente, e da questo dialogo nascono nuove immagini e possibilità. Un filo che non deve perdersi nel tempo, come spiega Soltau ritornando alla frase citata all’inizio:

As an artist I do not play any role, I work authentically by “incorporating” myself and my body into my art. That’s how I see myself and my work: as a symbiosis of life and art. During my studies in the 60s and 70s, we fought againts the traditional forms of society, it was a break from given expectations. Awareness is what we need now if we do not want to lose the achievements of our generation.

Sofia Racco

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...