L’era del Goblin-mode: tra disagio e rivoluzione.

L’hashtag #goblinmode ha impazzato sul web nel corso di tutto il 2022 e continua a permanere come messaggio di ribellione nei confronti di una società ossessionata da corpi tonici ed estetismo. Ma di che cosa si tratta?

Origini della “tendenza Goblin”

L’espressione “modalità Goblin”, originariamente lanciata nel 2009, ha unito milioni di utenti di Instagram, Tik-Tok e di svariati canali social a partire dai primi barlumi dell’anno corrente, come una condizione diffusa. Essa trae ispirazione dalle creature di fantasia che, già prima di essere disegnate da J. R. R. Tolkien come esseri estremamente sgradevoli, vestiti di indumenti sgualciti e maleodoranti, popolavano gli ambienti silvestri di luoghi incantati sotto le spoglie di gnomi o fate. Tali creature rappresentano il termine di paragone di tutte quelle persone che, durante e in seguito al periodo di pandemia, hanno condotto la maggior parte del proprio tempo avvolte da coperte avvolgenti per immergersi in interminabili serie-TV e junk food, in una condizione di estrema somiglianza con l’oziosa esistenza dei goblin.

Goblin è disagio

Inizialmente, con l’esplosione della tendenza, essere in “Goblin mode” significava vivere il disagio conseguente al distanziamento sociale indotto dalla situazione pandemica da COVID-19. La vita sedentaria veniva così narrata sui social, uno dei pochi mezzi impiegati per sentirsi parte di una realtà che potesse oltrepassare le mura della propria abitazione.

Si trattava di un hashtag che mirava alla veicolazione di un messaggio di disagio verso una realtà destabilizzante e poco rassicurante sia per i più giovani, improntati verso un futuro ancora più incerto dell’allora già offuscato presente, sia per i più anziani, in balia di giornate spesso letteralmente condotte in totale isolamento.

Con il trascorrere del tempo, la rotta di tendenza ha deviato verso un orizzonte di significato del tutto differente da quello in cui essa era nata. L’attenuazione delle restrizioni imposte come strategie di contenimento del contagio virale e il graduale ritorno alla socialità hanno consentito all’umanità di ritornare a vivere al di fuori dei propri nidi abitativi, permettendo la ripresa di quelle ordinarie attività interrotte dalla pandemia. Una ripresa che, tuttavia, non ha attentato all’esistenza della vita da Goblin che ha piuttosto subito un’evoluzione, rimodellandosi. Nasce così una modalità di contestazione della vita quotidianamente propinata in modo particolare alla Generazione Z, sempre più esposta a contenuti digitali che mostrano top-model perfettamente vestite, truccate e pettinate, nonché influencers in palestra o intenti ad impegnare il proprio tempo in attività salutari, produttive e, al contempo, praticate nel massimo dello splendore fisico, spirituale e umorale.

Goblin è rivoluzione

Attualmente il #goblinmode racchiude una Community di individui che promuovono il valore dell’ozio e del “dolce far niente” nella vita di un essere umano, procedendo controcorrente rispetto al mainstream occupato da una società laboriosa e sempre impegnata. “Vivere da Goblin” significa a tutti gli effetti stare senza trucco, con i capelli sporchi, sotto le lenzuola a guardare il proprio film preferito o conducendo il passatempo che più si desidera in casa, senza il timore di non star impiegando il proprio tempo in maniera produttiva. In ottica di promuovere il ristoro dalla vita stressante cui si è costantemente sottoposti, tra informazioni provenienti da tutto il globo ed eventi umanamente disarmanti, la modalità Goblin diventa un vero e proprio stile di vita che sconfina il mero concetto di “pigrizia” per proporsi come una strategia adatta a risolvere i momenti di difficoltà apportati dalla frenesia che contraddistingue l’epoca in cui viviamo. Essere Goblin, ogni tanto, non è così male, quindi prendiamoci un attimo di relax e ricordiamoci che essere umani significa anche solo essere, senza fare!

Alessia Congiu

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