Furti d’arte, furti d’identità

Tutti i tipi di espressione artistica, dalla letteratura fino alle arti figurative, hanno permesso agli uomini, non solo di esprimere sé stessi, ma anche di cristallizzare, nel tempo, parti della propria epoca. Con linguaggi diversi, hanno potuto lasciare un segno indelebile nella storia e soprattutto nella nostra cultura, tramandandoci ideali e modi di concepire la realtà. Tutto questo ha fatto sì che si possa parlare di “patrimonio culturale” per ogni paese e cultura, che trova in determinati monumenti, opere letterarie ed artistiche, espressioni di sé. Preservare il proprio patrimonio culturale dunque, non significa solamente rendere omaggio a grandi figure della propria storia, ma difendere la propria identità.

APPROPRIAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE: LE GRANDI SCOPERTE E NAPOLEONE

Proprio per la sua grande importanza, il patrimonio culturale è sempre stato, nella storia, una delle vittime principali di guerre e grandi conquiste. Eliminare, o appropriarsi, della cultura dello sconfitto, non voleva solo dire sottrargli beni materiali, ma cancellare la sua identità, cancellare il suo passato, presente e futuro.

Per capirlo bene basta guardare a quello che è stato il lungo e doloroso processo di colonizzazione delle Americhe, dell’Africa e dell’Asia da parte dell’Europa dal Cinquecento in avanti: gli europei non concepirono mai i conquistati, come popoli che potessero aver sviluppato una propria cultura; o se l’avevano, era qualcosa di malvagio, da combattere. Per questo, si sentirono legittimati a intraprendere quella che loro chiamarono “missione civilizzatrice” nei confronti dei colonizzati: imponendo la propria lingua, la propria religione e la propria cultura, a discapito di quelle locali, andarono a decretare la fine di culture secolari e capitali per le popolazioni autoctone.

Nei secoli, il furto da parte del colonizzatore nei confronti del colonizzato è continuato – come si può osservare da quello che avvenne durante le conquiste napoleoniche – che stando allo storico Yann Potin, hanno cambiato per sempre la geografia culturale dell’Europa. Si decise di istituire “Commissari del Governo per cercare oggetti scientifici e artistici nei paesi conquistati dalle armate della Repubblica”, che avevano il compito di scegliere meticolosamente quali beni sottrarre al paese conquistato.

L’Italia, sotto dominio napoleonico tra il 1796 e il 1815, con il suo ricchissimo patrimonio culturale, fu una delle vittime principali delle spoliazioni napoleoniche. Lo si vede bene, visitando il Louvre di Parigi: il museo, istituito durante la Rivoluzione e che sotto Napoleone assunse il ruolo di “museo del mondo”, possiede un’ampia parte dedicata alle opere italiane, nelle estesissime “Gallerie d’Italia” dove si trovano opere dei più grandi artisti italiani (da Cimabue, passando per Raffaello fino ad arrivare a Michelangelo), sottratte durante il periodo di conquista francese.

Spoliazioni napoleoniche nello Stato Pontificio

Con la caduta di Napoleone, molti paesi chiesero che le opere sottratte venissero loro restituite, ma l’operazione non fu così facile: l’imperatore infatti, nello stipulare i trattati con i territori conquistati, aveva fatto sottoscrivere una clausola che legittimasse il “passaggio” delle opere d’arte da un paese all’altro, rendendo così legali i saccheggi. In più, proprio come avvenne più tardi con i furti da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale, il numero delle opere prelevate è così impreciso ed elevato, che una completa restituzione sembra impossibile e ancora oggi, gruppi di esperti sono al lavoro per renderla, invece, possibile.

L’UMANITÀ NEL FURTO D’ARTE : IL CARDELLINO DI DONNA TARTT (Rizzoli, 2013)

Fino a qui, si è parlato di furti d’arte nei confronti di un popolo nella sua interezza, che vede intaccata la propria cultura. Nel celebre romanzo “Il cardellino” (Rizzoli, 2013) di Donna Tartt, con il quale ha conquistato il premio Pulitzer nel 2014, invece, il furto d’arte, seppur sempre legato alla cultura di provenienza, diventa qualcosa di molto più personale ed intimo.

Il protagonista, Theo, si trova al Metropolitan Museum di New York , quando improvvisamente scoppia una bomba, che causerà la morte della madre con la quale stava visitando il museo. In un attimo, la sua vita viene sconvolta e l’unico conforto che trova dopo l’incidente è il piccolo quadro tanto amato dalla madre “Il cardellino”, dell’artista fiammingo Carel Fabritius (1654) che riesce a sottrarre, scappando dal museo. Da questo momento in avanti, il quadro per Theo sarà sia fonte di grande conforto nei momenti più difficili, ma anche causa di questi ultimi. Diventando adulto, infatti, Theo si troverà coinvolto nel mercato criminale di opere d’arte, mettendo a rischio la propria vita e il suo bene più prezioso.

Il cardellino, C. Fabritius, 1654 (olio su tavola, Mauritshuis L’Aia)

Sebbene queste vicende siano diverse tra loro e appartengano a epoche tra loro distanti e diverse, dimostrano tutte la stessa cosa: l’arte è profondamente radicata nella nostra natura come esseri umani, quindi concepirla unicamente come qualcosa di privato su cui imporre il proprio dominio, è semplicemente impossibile, in quanto ci appartiene non tanto come singoli, ma come collettività.

Maël Bertotto

Fonti:

https://www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/spoliazioni-napoleoniche-ragioni-giuridiche-culturali-asportazioni

https://www.la7.it/una-giornata-particolare/video/il-louvre-di-napoleone-10-10-2022-455161

Crediti immagini:

-Spoliazioni napoleoniche: http://studinapoleonici.altervista.org/ladrocinio-della-santa-casa-loreto-1797/?doing_wp_cron=1668335807.8549790382385253906250

-Il cardellino: https://it.wikipedia.org/wiki/Carel_Fabritius

-Copertina articolo: https://www.artribune.com/arti-visive/2021/09/furti-goya-gioconda/

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