You deserve a lover: incertezze e ripensamenti

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormir
e.
Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.

Questi versi di Mereces un amor, poesia di Frida Kahlo, potrebbero essere usati per definire il cuore della vicenda della giovane Lila, protagonista di You deserve a lover.

Tu mérites un amour, conosciuto col titolo internazionale di You deserve a lover è il primo lungometraggio da regista (e da attrice principale) di Hafsia Herzi, attrice e regista francese di origine tunisina e algerina. Famosa per il suo ruolo nel film Cous Cous di Abdellatif Kechiche (per il quale ha vinto il premio come attrice rivelazione ai César 2008 e il premio Marcello Mastroianni come miglior attrice emergente alla 64ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia), scrive, dirige e interpreta questo lungometraggio in cui mette in scena in maniera autentica l’esperienza di una giovane donna con il mondo delle relazioni.

La storia ha inizio a partire da una rottura: la protagonista Lila, interpretata da Herzi stessa, dopo l’ennesimo tradimento si ritrova a dover chiudere la storia con Rémi. Nel tentativo di ricominciare Lila si muove tra una frequentazione e l’altra e tra le sue stesse contraddizioni.

Una trama semplice che corre il rischio di cadere nella trappola della banalità e della semplificazione nella quale cadono la maggioranza delle storie che parlano d’amore e della sua fine. You deserve a lover riesce a schivare queste prigioni narrative passando il pettine sui nodi delle relazioni: con delicatezza ne mostra l’intricatezza, senza necessariamente costringersi a scioglierla, a chiarificarla, ad offrire un rimedio. Lo fa mettendo al centro il personaggio di Lila stessa: il focus non è tanto sulle esperienze e sui rapporti che intrattiene durante lungo tutto il film, né sul rapporto d’amore finito con Rémi, ma su di lei, sulle sue emozioni, sul suo modo di evitarle e di affrontarle. Il percorso di Lila non è lineare e non ha nulla di definitivo: ci viene mostrata in balia dei suoi sentimenti contrastanti, della lotta tra le sue imposizioni interiori, i consigli dei suoi amici e quel che rimane dei suoi sentimenti. La vediamo andarsene, sfogare la propria ira, ritornare sui propri passi, abbandonarsi al pianto, affidarsi ai suoi amici, lanciarsi nel turbine della vita, affidarsi al caso e agli incontri casuali, concedersi dei baci e delle piccole danze. Uno studio del personaggio che ci porta a osservarne la distruzione e la ricostruzione, che ci immerge nella sua sfera di azione e ci fa concentrare su ogni movimento, ogni piega d’espressione, ogni passo di danza di Lila.

Frida Kahlo, nella sua poesia omonima (citata anche nel finale del film) ci suggerisce come forma più autentica di amore il Leggere le espressioni: You deserve a lover, nel suo indugiare con lo sguardo sulla vitalità di Lila, ci dice qualcosa di simile, suggerendoci quel sottile legame dell’amore con l’osservazione e la conoscenza. Una conoscenza di sé stessi che porti a definire il tipo di amore che meritiamo.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.

Sofia Racco

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