Il centenario di José Saramago: in libreria arriva l’inedito “La Vedova”

Cento anni fa, il 16 novembre 1922, nasceva a Azinhaga (Portogallo) José de Sousa Saramago. Premio Nobel per la letteratura nel 1998 – perché con parabole sostenute da immaginazione, compassione e ironia ci permette ancora una volta di afferrare una realtà elusiva –, autore di alcuni dei titoli più impressi nella nostra memoria collettiva come “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, “Intermittenze della morte”, “L’anno della morte di Riccardo Reis” e infine “Cecità”.

Se in Portogallo si parla di piantare cento alberi e battezzarli con i nomi dei suoi protagonisti, in occasione del centenario la casa editrice Feltrinelli ha deciso di pubblicarne l’inedito romanzo di esordio, “La vedova”, tradotto da Rita Desti, nonché di procedere con la diffusione delle edizioni speciali di alcuni dei suoi libri più amati e dell’albo illustrato “Il silenzio dell’acqua”. Disponibili online e nelle librerie già dall’11 ottobre, il 15 novembre invece uscirà “I suoi nomi. Un album biografico”, libro attraverso cui avremo l’occasione di ripercorrere i passi di Saramago dalla nascita sino alla morte, avvenuta il 18 giugno 2010.

Procedendo sempre in direzione ostinata e contraria, nel corso della sua vita Saramago è stato anarchico, comunista libertario, ateo e ancora iberista. Prima censurato in quanto giornalista e scrittore dal dittatore Antonio de Oliveira Salazar, poi fortemente criticato dal pubblico cattolico con l’uscita dei suoi romanzi “Caino” e “Il vangelo secondo Gesù Cristo” – considerati alla stregua di blasfemie -, in realtà la forte identità politica e gli ideali dell’autore portoghese sono sempre stati trasmessi con grande umanità, empatia e innovazione.

Pilastro portante della sua poetica è l’uomo: l’uomo osservato, analizzato, quasi sezionato in ogni sua sfumatura, nel bene e nel male. Inimitabile nel suo stile controverso – periodi lunghi dalla punteggiatura anticonvenzionale, ridotta all’essenziale – Saramago ha dunque dato il suo contributo alla letteratura del Novecento con le storie allegoriche, anticonformiste e talvolta sfacciatamente provocatorie.
Spesso gli eventi scatenanti non sono nemmeno giustificati – si veda il più famoso “Cecità”, ripreso con occhio più critico durante il periodo più buio della pandemia Covid-19 –, ma non importa, il punto è un altro: scandagliare a fondo l’animo umano, tanto con serietà accademica quanto con ironia, per poi affrontare a viso aperto temi senza tempo come religione e morte.

La Vedova

Disponibile da quasi un mese anche in Italia, “La Vedova” è il primo romanzo dell’autore, pubblicato nel 1947. Originariamente “Terra del peccato”, questo romanzo di esordio scritto da un José appena ventiquattrenne contiene già tutti i temi a lui cari: le passioni umane che si scontrano contro lo scorrere del tempo, contro la malattia, contro il giudizio pressante della società e la follia, addirittura.
Lo stile ancora acerbo, per così dire, rende il libro più scorrevole agli occhi del lettore abituato a una prosa più convenzionale, nonché un ottimo punto di inizio per chi Saramago non l’ha mai letto.
La protagonista Maria Leonor si fa portavoce di una femminilità descritta con empatia e tatto: dopo essere rimasta vedova, oltre all’educazione delle due figlie la giovane è costretta a prendere in mano le redini della fattoria di famiglia, la Tenuta, e far fronte al rapporto conflittuale con la serva Benedita, pronta a umiliare la propria padrona agli occhi del paese. Non una scelta semplice, quella di affrontare il lutto, la depressione, un presente che incombe minaccioso, e allora la storia di come Maria esce dal baratro in cui è caduta – delirante e insano – è la storia di fragilità che settantacinque anni dopo sono ancora le nostre.

Rebecca Siri

Crediti immagine di copertina: Antropia

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