Giornata internazionale degli studenti: come un diritto ci concede di rendere migliore il nostro futuro

Quante cose vengono date per scontate durante l’arco di una vita? La lista è sicuramente molto lunga e, tra queste, troviamo anche alcuni diritti che a volte parrebbero addirittura banali ma i quali, in realtà, sono l’esito di lunghe lotte combattute da chi è venuto prima di noi. Tant’è vero che taluni potrebbero addirittura chiedersi: “ma davvero si è dovuto combattere per raggiungere questo risultato?”, magari anche un tono colmo di sorpresa accompagnato da incredulità. Ebbene, la risposta è un secco sì! La vita non regala nulla e tutti gli agi odierni di cui possiamo usufruire sono parte di una ricca eredità lasciataci da chi, in passato, sognava un mondo migliore.

Per molti di questi diritti sono state indette anche delle giornate dedicate e, una di queste, è la giornata internazionale degli studenti che, calendario alla mano, è databile di anno in anno il 17 novembre.

Ma come mai è nata? Ripercorrendo un libro di storia ci troviamo improvvisamente a fine ottobre del 1939, più precisamente il 28. Praga era occupata dai nazisti, in quel territorio che allora era denominato come Protettorato di Boemia e Moravia e le autorità naziste, presenti in tal stato, si trovarono a dover sedare una manifestazione nella capitale organizzata da studenti e studentesse della facoltà di medicina dell’Università Carolina: il loro obbiettivo era quello di opporsi al regime totalitario di Adolf Hitler, un uomo che di lì a poco avrebbe tentato di impadronirsi dell’Europa.

Il caos non tardò ad arrivare e presto il corteo venne preso d’assalto. In particolare, uno studente di nome Jan Opletal, venne colpito da un’arma da fuoco per poi morire l’11 novembre 1939 dopo quasi due settimane di agonia. Qualche giorno dopo, il 15 novembre 1939, un nutrito gruppo di giovani accompagnarono il feretro del ragazzo verso la città natale in Moravia con un corteo funebre composto da migliaia di ragazzi fortemente opposti al regime nazista.

Le forze armate arrestarono ben 1200 studenti e studentesse e li deportarono in un campo di concentramento. Chiusero conseguentemente anche tutti gli istituti di istruzione superiore: i diritti di coloro che li frequentavano vennero così, ulteriormente, calpestati. È il 17 novembre 1939 quando nove, fra studenti e professori, furono giustiziati ingiustamente e senza alcun processo: si trattava di Josef Matoušek, Jaroslav Klíma, Jan Weinert, Josef Adamec, Jan Černý, Marek Frauwirt, Bedřich Koukala, Václav Šafránek e František Skorkovský. Questi accadimenti saranno poi il precedente di quella che oggi è ricordata come la Rivoluzione di Velluto del 1989 quando a morire fu un altro studente, sempre in Cecoslovacchia, durante la celebrazione delle ricorrenze in memoria degli orrori nazisti vissuti nel 1939.

A Londra, nel 1941, il Consiglio Internazionale degli Studenti decise così di indire per la prima volta questa giornata internazionale, proprio in ricordo della strage avvenuta in Cecoslovacchia, ma non solo.

Terminato questo excursus non resta dunque che fare una riflessione su questo evento: anni di oppressione e sudditanza non possono (e, soprattutto, non devono) essere dimenticati, bensì dovrebbero essere impressi nella mente per far sì che quei nomi non cadano mai nell’oblio della storia. Si tratta di persone che, oggi, ricordiamo come attivi partecipanti di quella resistenza che ci ha donato la possibilità di vivere la libertà attuale, la stessa che ci concede di essere quel che vogliamo essere. D’altronde, il diritto allo studio e all’espressione è inalienabile e sfruttarlo al meglio è il modo migliore di rendergli onore. E, come disse Nelson Mandela, per concludere, mai dovremmo dimenticare che «l’istruzione è l’arma più importante che puoi usare per cambiare il mondo».

Andrea Bordonaro

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