François Brunelle e l’arte dei sosia

La fotografia è certamente uno dei linguaggi artistici che meglio cattura la realtà, in grado di fermare istanti, dettagli ed espressioni che il tempo porta via. Quante volte nella nostra vita ci siamo sentiti dire di assomigliare a qualcuno fotografato su una rivista o su un profilo social? A volte ci domandiamo se sparse per il mondo ci siano persone simili a noi se non identiche e, se troviamo qualcuno che rispecchia le nostre caratteristiche, la domanda che sorge spontanea è: “Ma com’è possibile che ciò accada?”. Correva l’anno 1999 quando l’artista canadese François Brunelle iniziò il suo progetto fotografico Je ne suis pas un sosie!, una raccolta di istantanee in bianco e nero che ritraggono soggetti particolarmente somiglianti tra loro.

Il linguaggio artistico

Brunelle nella biografia presente sul proprio sito ufficiale segnala come fonti d’ispirazione per la sua fotografia André de Dienes e Richard Avedon, da lui considerati capaci di “assorbire la realtà con un’autenticità e una sincerità fuori dal comune”. Il tema dei sosia è il fil rouge di tutta la sua produzione artistica: infatti, oltre alla sopracitata mostra Je ne suis pas un sosie! (conosciuta anche come I’m not a look-alike!), Brunelle ha raccolto somiglianze anche tra persone contemporanee e opere raffiguranti i loro gemelli del passato, progetto intitolato Mon sosie a 2000 ans.

Il vero soggetto protagonista delle fotografie dell’artista canadese è la somiglianza. Brunelle non è interessato a trovare il sosia di personaggi famosi, la sua ricerca si concentra unicamente sull’essere umano, indipendentemente dal ruolo che ricopre nel quotidiano. Unica regola: tra i modelli non dev’esserci alcun legame di parentela. Per partecipare è possibile contattare l’artista o essere contattati dal suo entourage, in entrambi i casi il soggetto è libero di tirarsi indietro anche nel caso in cui la somiglianza con il proprio sosia sia particolarmente eclatante. Dopo aver posato per Brunelle, potrà vedersi esposto in una delle mostre tenute dall’artista e nel libro di raccolta delle fotografie, ma non solo! Avrà anche la possibilità di conoscere e dialogare con qualcuno estremamente simile a lui, anche originario di un luogo molto distante rispetto al suo. Una fotografia capace di creare rapporti umani, di mettere in comunicazione sosia che altrimenti non si sarebbero mai conosciuti.

crediti: https://i.pinimg.com/736x/c8/ea/7a/c8ea7ac57f9acd592613a776f959a969.jpg

Il contributo alla scienza

I’m not a look-alike! è stato un progetto fondamentale per alcune scoperte scientifiche che prima d’ora non erano mai state prese sufficientemente in considerazione. Un team di ricercatori guidati dal dottor Esteller ha cercato di trovare una risposta alla domanda “perché due perfetti sconosciuti si somigliano così tanto?”, una curiosità tutt’altro che banale considerando che nessuno dei soggetti fotografati da Brunelle è imparentato tra loro. Sono state selezionate trentadue coppie, sottoposte a questionari sulla propria vita quotidiana, al prelievo del DNA e a un’analisi di riconoscimento facciale a cui ben il 50% di loro presenta caratteristiche di gemelli omozigoti. Rispetto al restante 50%, essi presentano caratteristiche comuni anche nel DNA, qualcosa di molto insolito e provato scientificamente per la prima volta. L’ambiente e lo stile di vita, invece, non sono particolarmente rilevanti.

Come spiega la scienza tutto ciò? Una delle ipotesi portate avanti da tale ricerca consiste nella ripetizione casuale di alcune sequenze di geni del DNA, dovuto al forte aumento della popolazione. È normale che man mano che si verifica una crescita demografica, crescano anche le probabilità di avere in comune un genoma con uno sconosciuto. Una scoperta che potrebbe tornare utile negli studi sullo sviluppo di determinate malattie. Potete trovare lo studio sulla rivista accademica «Cell Reports».

L’arte, ancora una volta, dimostra di poter andare oltre la mera contemplazione estetica, di essere in grado di regalare alla società delle riflessioni che possono trasformarsi in scoperte e sviluppi scientifici, con possibili risvolti anche nell’ambito della medicina. Brunelle e le sue fotografie hanno permesso tutto questo. Chissà se un giorno scopriremo legami anche con i nostri sosia del passato.

Giulia Calvi

Crediti immagine di copertina: @francoisbrunelle.doubles on Instagram

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...