Musicoterapia: il potere terapeutico dell’espressione musicale

La musica risulta essere una compagna insostituibile lungo il trascorrere delle nostre vite: ascoltarla, provare a suonarla, seguire la melodia e la ritmica sono tutte attività che fanno bene alla mente e al cuore grazie ai suoi svariati usi. La musicoterapia è sicuramente uno di questi e può essere utile a chiunque, che si tratti di un malato o di un individuo sano, di un bambino o di un anziano. Non a caso, da sempre, è considerata un farmaco emotivo. Ma come funziona e in cosa consiste?

La moderna musicoterapia nasce da un importante incontro tra il teologo, filosofo e psicoterapeuta F. A. Mesmer, autore della Dissertatio phisyco-medica de planetarum influxu, e il compositore W. A. Mozart: il primo si accorse di come le persone entrassero quasi in trance durante l’ascolto delle composizioni del genio austriaco e così iniziò a utilizzarle per le sue sedute di ipnosi individuali e collettive. La musica divenne così, con il passare dei secoli, strumento utile a una terapia d’ascolto, con il paziente che veniva curato tramite musiche suonate, cantate o persino appositamente ballate per lui.  Attualmente viene proposta come terapia o sostegno anche nei casi di malattie mentali e fisiche sempre più gravi e complesse, quali i disturbi psichiatrici (psicosi, schizofrenia, autismo), nel caso di problemi di handicap o di sindrome di Down, ma anche di stati di coma, di tumori e di ammalati di AIDS.

Oggi possiamo distinguere tra una musicoterapia attiva e una d’ascolto o ricettiva. La prima è un’attività clinica che, sviluppando una relazione non verbale tra il terapeuta e il paziente attraverso la comunicazione corporeo-sonoro-musicale, cerca di andare incontro alle necessità fisiche e psichiche di quest’ultimo. In questi casi, il musicoterapeuta è anche un musicista che opera nell’ambito di una équipe costituita generalmente dal medico psichiatra, dallo psicologo clinico, dall’assistente sociale e dall’infermiere. La musica d’ascolto o ricettiva, invece, non implica necessariamente la presenza di un musicista nell’eventuale équipe, ma è comunque indispensabile quella di un musicologo o di un esperto che conosca bene i vari generi musicali. Secondo questo indirizzo, il ‘musicale’ diviene l’oggetto intermediario e mediatore della relazione terapeuta-paziente. Tale approccio, adatto anche in tutti i casi in cui viene applicato quello attivo, prevede l’ascolto di brani musicali che possono suscitare sentimenti ed emozioni, utilizzati poi dall’équipe per sondare l’inconscio dei pazienti, in modo da ridare loro una maggiore consapevolezza di sé e del mondo che li circonda. La musica d’ascolto, infatti, stimola l’immaginazione, la socializzazione e può aiutare a scaricare ansia e aggressività.

Ma come si diventa musicoterapeuti? La musicoterapia in Italia, a differenza di altri paesi, non è giuridicamente riconosciuta, anche se è in via di legittimazione da tanti anni. I musicoterapeuti comunque sono richiesti dalle strutture sanitarie, perché si vede che la disciplina può ovviare ad alcune difficoltà. Per quanto riguarda la formazione, la musicoterapia è interdisciplinare: bisogna avere competenze psicologiche, mediche, musicoterapiche e anche musicali. In Italia si diventa musicoterapeuti dopo aver frequentato una scuola apposita e di queste ve ne sono tantissime: secondo alcune gli allievi devono essere musicisti, altre dicono invece che non è importante esserlo. La preparazione musicale del musicista, d’altronde, è differente da quella del musicoterapeuta, perché sono diverse le finalità: il primo deve fare una performance artistica che sia la migliore possibile, il secondo invece non deve esibirsi, non deve realizzare una produzione, ma deve comunicare col paziente. Quindi è molto più importante che sappia improvvisare anche poche note o accompagnare con pochi accordi una canzone da condividere con i pazienti, ed è molto meno importante eseguire una melodia. Egli deve dunque conoscere il linguaggio della musica, la sua sintassi, le nozioni basilari di armonia, ma può avere anche una tecnica elementare: gli basterà questo per sapere che, grazie alla musica, potrà migliorare la vita di qualcuno.

Andrea Bordonaro

Crediti immagine di copertina: https://www.internationalwebpost.org/contents/LA_MUSICOTERAPIA_IN_ITALIA_14695.html#.Y1rEEnZBy3A

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...