Il lato positivo della fine dell’universo

Le “magnifiche sorti e progressive”

Innovazioni tecnologiche, progresso scientifico e generale benessere economico sono le condizioni che nell’Ottocento portarono gli intellettuali dell’epoca ad avere completa fiducia nelle capacità dell’uomo. È il secolo del Positivismo, durante il quale gli esseri umani, vedendo i frutti della propria intelligenza, ritennero di essere gli unici degni di poter garantire un futuro prospero al mondo. Seppur separati da due secoli, oggi non sembriamo pensarla molto diversamente: le nuove tecnologie ci permettono di compiere attività fino a qualche anno fa impensabili, illudendoci di poter fare qualunque cosa vogliamo, come andare alla conquista dello spazio. Pensare di essere l’unica specie in grado di fare grandi imprese senza considerarne le conseguenze è sintomo di forte arroganza, che però ha una cura molto semplice: al posto che conquistarlo l’universo, basterebbe osservarlo di più.

Carina Nebula (NASA) con il James Webb Space Telescope

Una lezione dall’universo

Lo scorso luglio la NASA ha pubblicato i primi scatti del James Webb Space Telescope : davanti alle immagini delle migliaia di galassie con le relative stelle (che sono solo una piccolissima parte dell’universo in cui ci troviamo) viene da chiedersi se tutta questa superbia alla fine sia ben riposta. Sapere di trovarsi in un universo così vasto e ancora così sconosciuto, è certamente una grande lezione di umiltà per il genere umano, ma anche fortemente destabilizzante.  Vederci tutto d’un tratto così piccoli, quando ci eravamo immaginati così grandi, può ribaltare drasticamente i nostri valori: se non siamo altro che “polvere nel vento” (come cantavano i Kansas) rispetto ad uno spazio così infinito, perché impegnarsi sia nelle mansioni quotidiane che in azioni più alte? Il rischio è quindi quello di cadere nel nichilismo. Che atteggiamento assumere di fronte alla sconcertante rivelazione del proprio limite? Letterati e artisti di oggi e di ieri si sono posti le stesse domande e attraverso le loro opere si può ricavare qualche suggerimento.

Accogliere la fine: dall’astrofisica alla letteratura

Copertina italiana di The End of Everything (Astrophysically Speaking), Katie Mack, 2018

Nel 2018 l’astrofisica statunitense Katie Mack pubblica il libro “The End of Everything (Astrophysically Speaking)” (tradotto in italiano come La fine di tutto. I cinque modi in cui l’universo può finire, Neri Pozza, 2022) , dove illustra i cinque possibili modi in cui l’universo potrà giungere alla sua fine. Come si può ben immaginare, l’argomento non è dei più felici ma l’autrice spesso utilizza l’umorismo come mezzo per veicolare i messaggi più difficili. E non è l’unica: l’umorismo come arma per combattere la dura realtà fu utilizzata anche da Giacomo Leopardi, che più di tutti aveva capito la trappola del progresso e ne La Ginestra guarda ai suoi contemporanei con grande ironia, schernendo il loro senso di grandezza.

Il libro sopracitato ha ispirato la composizione di una canzone definita “cosmologica”  : No plan dell’artista irlandese Hozier, che si interroga su che peso assumano ne nostre azioni e preoccupazioni una volta che si è a conoscenza del futuro non solo della Terra, ma dell’intero universo. Il cantante giunge alla conclusione che la fine del cosmo più che essere angosciante, è in realtà rasserenante, perché permette di dare il giusto peso a tutte le nostre inquietudini. Sapere che il futuro è destinato al nulla, permette all’artista di avere fede solamente nel presente e di fare il possibile per migliorare l’attimo che gli è concesso.

No Plan, Hozier, 2019

La canzone fa parte dell’ultimo album dell’artista Wasteland, Baby! (2019) che ruota proprio attorno alla fine del mondo. Anche qui però il tono non è lugubre: si accetta stoicamente che tutto sia destinato a finire, rivalutando l’importanza del presente e andando a celebrarne tutti gli aspetti. L’album si apre con “Nina Cried Power”, brano con un forte messaggio di speranza, e non di sconfitta come invece si potrebbe credere: si rende omaggio alle canzoni di protesta, per celebrare il senso di comunità e collettività che ci è proprio. Tema che ritroviamo di nuovo in Leopardi: nella già citata Ginestra, contro l’infelicità a cui ci costringe la Natura, il poeta suggerisce agli uomini di unirsi in una “social catena”, basata su solidarietà e giustizia.  Che sia questa la soluzione, piuttosto che continuare a credersi grandi e partire soli alla conquista di Marte?

Maël Bertotto

Crediti immagini:

-Carina Nebula (James Webb Telescope, NASA): https://www.nasa.gov/sites/default/files/styles/full_width/public/thumbnails/image/main_image_star-forming_region_carina_nircam_final-1280.jpg

-Copertina The End of Everything (Astrophysically Speaking), K.Mack: https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/cms-fornace/public/photos/5ad4ba768f45d225e251daa2/libri/crops/la-fine-di-tutto.jpg?r=122924440

-Copertina articolo: https://www.timeshighereducation.com/sites/default/files/styles/the_breaking_news_image_style/public/person-looking-at-starry-night-sky.jpg?itok=VlURtqhm

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