Mito e libertà negate: conversazione con Pajtim Statovci

L’identità non è un qualcosa di statico, anzi è in continua trasformazione: si possono avere tante identità diverse nello stesso momento e si può trasformarsi e diventare persone diverse”.

Sono le parole di Pajtim Statovci, scrittore finlandese originario del Kosovo e vincitore del Premio Lattes Grinzane 2022, che durante la conferenza stampa del premio letterario ci ha parlato del suo ultimo libro, Bolla, uscito in Italia con il titolo Gli invisibili per la casa editrice Sellerio.

Queste parole descrivono uno dei perni della produzione artistica di Statovci: la sua opera non gravita attorno all’identità in sé, ma attorno alla negazione di un concetto di identità fissa. I personaggi dei libri di Statovci, dal protagonista de Le transizioni ai due de Gli invisibili, sono creature che mutano costantemente, il cui unico elemento definente è la trasformazione.

Il titolo dà già un’idea del nucleo centrale del racconto: è lo stesso autore a parlarci dell’importanza di esso, della creatura a cui rimanda e dell’immaginario folcloristico a cui appartiene.

“Questo serpente si chiama Bolla, che è un essere mitologico che esiste nei miti del mio Paese e nel racconto originale questo serpente viene rinchiuso all’interno di una montagna: ha la possibilità di uscire nel mondo soltanto una volta all’anno e soltanto per un giorno… È un po’ l’immagine dei due protagonisti che non riescono a sopportare la luce del giorno e vivono tutto in segreto. È anche l’immagine di Ajshe, la moglie di uno dei due, che ha scelto consapevolmente di vivere al buio facendo la scelta conscia di chiudere gli occhi davanti a quello che vive il marito, davanti alla sua doppia vita.”

Gli invisibili è una storia sulla disperazione, su un senso di tristezza che l’autore stesso definisce come una “maledizione” a cui i suoi personaggi non riescono e non vogliono opporsi. È una storia sul dover vivere in segreto, sui sogni e le aspirazioni che non si realizzano, e che una volta raggiunti non portano alla soddisfazione ma allo spaesamento dato dall’assenza di altri obiettivi verso cui rivolgere la propria motivazione e le proprie speranze.

Gli invisibili riporta sulla pagina il microcosmo confuso, traumatizzato e sfumato di Arsim e Miloš, uno studente di lettere albanese che aspira a diventare scrittore e uno studente di medicina serbo. La loro storia d’amore non è una storia di vittoria: il piccolo mondo di Arsim e Miloš è destinato ad essere frantumato dalle forze esterne della realtà che piegano i loro spiriti e le loro aspirazioni.

In un mondo devastato dalla guerra, dalle separazioni etniche e dalla discriminazione sessuale, la relazione di Arsim e Miloš è condannata alla clandestinità, alla sfera dell’indicibile. Non esistono parole per indicare cioè che vivono nel mondo reale in cui la loro relazione d’amore è un tabù: la sua esistenza si muove in una sfera invisibile e la sua costruzione risponde a delle leggi alternative, al di fuori della vita quotidiana dominata da rigidi rituali e convenzioni, in cui la complessità di un’identità non concepibile dal mondo comune.

La relazione tra i due, laddove si frantuma sotto i colpi della guerra, della malattia mentale e dell’emigrazione forzata, prospera invece nella narrazione letteraria: prende corpo e reclama la sua identità nel racconto che Arsim legge a Miloš, La ragazza e l’essere. Statovci ne ha parlato più a fondo sottolineando il ruolo del mito e del fantastico nel creare uno spazio libero in cui esplorare la propria identità, dove avere la possibilità di rifondarsi: “Le narrazioni, queste storie magiche del folklore hanno un ruolo di metafora. Nel mio libro c’è questa narrazione tra un serpente e la ragazzina che si incontrano nei boschi. La bambina è stata cacciata di casa e il serpente che la incontra decide di offrirle riparo e di prendersi cura di lei. Successivamente i due si sposano e il serpente ammette di essere stato anch’egli una ragazzina un tempo. Dato che questo libro è un’opera che parla anche di amore, di affetto tra persone dello stesso sesso, in un certo senso è anche un romanzo queer, questa storia è una metafora della relazione tra i due uomini all’interno del libro ma è anche una metafora della guerra, del silenzio, del trauma e della perdita della fede“.

Il mito e il fantastico sono legati a una dimensione di alterità, di possibilità inesplorate, di differenze la cui esistenza si afferma sfuggendo alla repressione e alla negazione. È solo questa la dimensione in cui l’amore tra Arsim e Miloš viene concesso di esistere e manifestarsi liberamente: nella realtà concreta il loro legame è impensabile, e questa grande rimozione è così radicata nell’intimo dei due uomini da contaminare anche la loro capacità di usare il linguaggio per dare corpo alla loro esperienza. La loro lingua, quella con cui sono cresciuti. La lingua degli affetti e dell’educazione, la lingua in cui sognano, non ha parole adatte a loro. Il loro essere invisibili è un’ulteriore violenza che si ripete e si amplifica nel linguaggio.

E a questa violenza del rimosso, del silenzio, dell’impronunciabile, Arsim e Miloš riescono a ribellarsi, seppure nell’atmosfera di tristezza e di rassegnazione che pervade le loro vite e le governa fino all’ultimo: il tentativo di costruire un alfabeto comune. Statovci, parlando dei suoi protagonisti, ci dà un esempio della potenza del racconto come forma di comunicazione tra gli esseri umani.

“Quei due uomini si incontrano da giovani e hanno per un breve periodo una storia molto appassionata, molto sentita e molto fisica, ma i due non sono in grado di discutere di quello che hanno, non riescono a parlare tra di loro della loro relazione, viene vissuta soltanto a porte chiuse, è quasi claustrofobica. Se lo dicono anche tra di loro che non esistono al di fuori di quella piccola stanza. Quando si incontrano parlano in inglese, come se le loro lingue non andassero bene per parlare di quello che loro hanno, è un taboo talmente grande nella loro cultura e nella loro epoca che è con l’inglese che riescono a parlare di loro e si sentono più liberi, creano questo mondo di fantasie ed è solo in questo spazio che riescono ad esistere. Grazie a questa storia, che a un certo punto viene letta da uno dei protagonisti all’altro, riescono a parlare della loro storia d’amore”.

La scrittura di Statovci reinventa i canoni dei generi letterari, come quello fantastico in questo caso, e li integra all’interno di una narrazione concreta che parla di cose dolorosamente reali. Una peculiarità che è stata riconosciuta e premiata dalla Giuria Tecnica del Premio Lattes Grinzane, che nella parte conclusiva della motivazione per il riconoscimento dato a ‘Gli invisibili’ riassume lo spirito che pervade l’opera:

“Quando scoppia la guerra Arsim è costretto a scappare con moglie e figli. Miloš, disperato, trasforma il suo desiderio frustrato, negato, sminuito, in rabbia e disprezzo e si arruola nell’esercito serbo. A questo punto le due voci di questo romanzo ricchissimo di significati metaforici si allineano nel descrivere una catabasi, senza risalita. Miloš si perderà nelle tenebre del ricordo della sofferenza inflitta e subita. Arsim divenuto un violento, verrà espulso dal Paese dove era rifugiato e tornerà a cercare il compagno, che non ha mai dimenticato. Ma l’amore, per chi non lo sa coltivare, è uno specchio che non si può attraversare“.

Sofia Racco

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