“Si stava meglio quando c’era il duce!”

“Quando c’era il Duce…” l’Italia era il fiore all’occhiello d’Europa! Inesistenti i disoccupati, la criminalità ai minimi storici, di assassini neanche in lontananza e, come se non bastasse, i treni arrivavano sempre in orario. Inesistenti i disastri ferroviari, di mafia e camorra neanche l’ombra. Nessuna inondazione, pochissimi i furti. Ordine, disciplina, rispetto delle regole. Tutti questi aspetti dovrebbero far rimpiangere questo periodo glorioso ai giovani d’oggi, colpevoli solamente di esser nati nell’epoca sbagliata.

Perché, però, queste affermazioni collimano con il luogo comune riguardo la dittatura fascista? Sbagliano, dunque, gli storici a descrivere la dittatura? Sbagliano le pellicole e i documentari a portare sulla scena l’immagine del Regime come periodo tetro ed oscuro della vita postunitaria?

La risposta a queste domande è semplice. Mussolini – ben conscio dell’importanza di creare una visione idilliaca dell’Italia – adoperò tutti i mezzi disponibili per creare un falso mito italiano in cui l’Italia veniva rappresentata come giovane e spensierata e la vita al suo interno serena e virile.

La manipolazione dell’informazione era, dunque, all’ordine del giorno. Il Capo del Governo dava “suggerimenti” – se consideriamo tale parola estremo sinonimo di ordini – i quali venivano trasmessi quotidianamente ai principali mezzi di comunicazione. Quello che arrivava alla popolazione, attraverso la radio, il cinema ed i giornali non era, perciò, la realtà di ciò che stava accadendo nel Paese. D’altro canto, le informazioni di coloro che invece erano bene informati non bastavano a correggere il tiro propagandistico. Chi diffondeva tali notizie, considerate dai più allarmistiche, veniva additato come portatore di panico e terrore.

La sola ed unica verità era sic et simpliciter quella diffusa dal Fascismo.

Ora, dopo aver compreso che non fu oro tutto ciò che luccicava, addentriamoci nel vivo delle disposizioni (così chiamati i “suggerimenti”). Mussolini, abile giornalista prima che politico, comprese immediatamente l’importanza dei giornali per imporre il suo potere (questi venivano letti – contrariamente a quanto avviene oggi – dalla quasi totalità della popolazione).

In una circolare ai prefetti, il duce invitò i giornalisti a “non pubblicare notizie inerenti a suicidi, tragedie passionali, violenze su minorenni e incidenti ferroviari”. Di questi ultimi se ne occupò maggiormente, perché “esagerare con pubblicazioni eccessive vuol dire nuocere alla buona fama del servizio ferroviario italiano, specie all’estero che guarda con occhio invidioso ogni nostro progresso”.

Il 26 dicembre 1936 i giornali non poterono “Interessarsi di nessuna cosa che riguardi Einstein”, perché lo scienziato era di origine ebraica. L’anno successivo “(…) non si deve pubblicare che il Duce ha ballato” e, pochi mesi dopo, “Si conferma la disposizione di non occuparsi di ragazzi che scappano da casa” ed “Ignorare completamente tutto quanto si riferisce all’inchiesta per l’uccisione dei fratelli Rosselli” (avvenuta il 9 giugno 1937 per mano di milizie fasciste).

Nell’estate del 1938 i giornali dovettero far “Notare come il Duce non fosse affatto stanco dopo quattro ore di trebbiatura”, uomo all’apparenza così virile ed instancabile. Inoltre non bisognava “dare notizia di un incidente aviatorio avvenuto a Tripoli, sul campo Roma”. L’anno successivo si dovette tassativamente “Ignorare la Francia. Non scrivere nulla su questo Paese. Criticare, invece, sempre e comunque l’Inghilterra. Non prendere per buono nulla che ci venga da quel Paese”.

Inizia la Seconda guerra mondiale. L’Italia nella metà del 1941 diventa nazione belligerante. Bisognava, dunque, “Ignorare la pellicola propagandistica dell’ebreo Charlie Chaplin”, il 9 luglio 1941 “Non parlare dei funerali avvenuti oggi in Germania degli operai italiani vittime di un bombardamento aereo” e “NON dare in alcun modo notizie di allarmi aerei”. Nel marzo del 1943, invece, non occorreva “Occuparsi di problemi riguardanti le pensioni”.

Fra le tante notizie manipolate, fra le tante disposizioni assurde, quello che colpisce di più è il vergognoso ordine del 1941. Mentre migliaia di soldati morivano in Africa, in Grecia ed in Russia, veniva fatto “tassativamente divieto di pubblicare necrologie delle famiglie in ricordo dei loro caduti in guerra”. Le madri dovevano piangere i figli senza aver la possibilità di ricordarli in un necrologio, così da non diffondere sconforto alla popolazione.

E se le disposizioni non venivano rispettate? Cosa poteva accadere? I quotidiani disobbedienti venivano sequestrati e le migliaia di copie in circolazione mandate al macero. E così successe il 5 luglio 1938: “Si fa presente che un giornale è sotto sequestro perché ha pubblicato fotografie del Duce alla manifestazione dell’Agro Pontino non autorizzate”.

Furono innumerevoli gli ordini emanati dal duce ai quotidiani della Penisola. La libertà di stampa era inesistente. Il controllo dell’informazione soffocante. E guai se non si fossero rispettati gli ordini. Ora, quindi, quando sentiremo recitare il famoso lemma Quando c’era Mussolini i treni arrivavano in orario dobbiamo in primis sogghignare, poi, dopo aver argomentato la nostra posizione a riguardo, riflettiamo e prendiamo coscienza – noi e il nostro interlocutore – di vivere nel periodo più libero di tutti!

Giulia Arduino

Credits immagini: patrimonio.archivioluce.com

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