‘Persuasione’ e i rischi degli adattamenti moderni

Persuasione è l’ultimo adattamento cinematografico dell’opera di Jane Austen: uscito nell’estate del 2022 su Netflix con Dakota Johnson nei panni di Anne Elliot, ha scatenato, fin da subito, le ire e le critiche dei lettori più ortodossi della Austen e della critica.

Il romanzo omonimo da cui è stato tratto il film è l’ultimo romanzo scritto da Jane Austen: iniziato nel 1815, fu pubblicato postumo dal fratello nel 1818. Il titolo si riferisce principalmente alla persuasione che ha subito la protagonista, Anne Elliot, nel rifiutare il Capitano Wentworth, ma è un tema che percorre tutto il libro anche attraverso le vicende di personaggi secondari che la subiscono o si rifiutano di subirla.

Persuasione non è di certo la prima operazione di riadattamento moderno dei romanzi della scrittrice britannica: la Austen fever, la passione per l’autrice e le sue opere, l’atmosfera dei suoi romanzi e la fascinazione per i suoi personaggi è un fenomeno che pervade lo scenario culturale e dell’intrattenimento da diversi decenni. A testimonianza di questa fama il corposo elenco di rifacimenti cinematografici rimasti impressi nell’immaginario collettivo: dall’ormai iconico Pride and Prejudice del 2005 di Joe Wright, alla miniserie sempre su Orgoglio e pregiudizio della 1995 con un indimenticabile Colin Firth, fino al più recente Emma del 2020 con protagonista Anya-Taylor Joy. Vanno inoltre menzionate le brillanti operazioni di adattamento che rinnovano la trama austeniana trasportandola nel mondo moderno fino a trasformarla in una storia autonoma di per sé come Clueless del 1995. E poi ci sono i rifacimenti più estremi che si discostano quasi del tutto dalla materia originale con l’inserimento dell’elemento soprannaturale e caratterizzati da un aspetto più camp come Pride + Prejudice + Zombie (2016). In sintesi, dagli anni ’90 in poi l’industria cinematografica ha conosciuto un fiorire di period drama, in particolare incentrati sulle opere di Jane Austen: il loro fascino, oltre che nella rappresentazione delle vicende in una cornice suggestiva e sognante fatta di costumi d’epoca elaborati e paesaggi delle campagne inglesi, stava nell’esplorare e rappresentare temi ancora attuali come l’amore e la società in maniera diversa, con un tocco nostalgico.

Persuasione è l’ultima operazione di riadattamento dell’opera austeniana in ordine cronologico, e finora è una di quelle che ha ricevuto le stroncature più nette e feroci. Persuasione (2022) è costruito in maniera insolita rispetto agli altri rifacimenti: non trasporta la vicenda nei tempi moderni adattandola negli scenari e nei toni, tuttavia non rimane nemmeno fedele all’originale austeniano se non nell’essenziale della trama. La mancanza di fedeltà totale alla materia storica può essere giustificabile in molti casi: sono rari i casi di film storici o di rifacimenti di opere di un’epoca lontana che possano vantare il marchio di totale fedeltà alla materia d’origine. Spesso è una mancanza di fedeltà necessaria, per adattare la storia al mezzo e alla sensibilità moderna, spesso si tratta di qualche fallacia inessenziale, che non compromette lo spirito dell’opera. Nel caso di Persuasione (2022) sembrerebbe trattarsi di un tradimento più grave: un tradimento nei confronti dello spirito dell’opera, che viene strappata del suo significato.

Il problema più evidente per gli spettatori e per i conoscitori dell’opera originale risiede proprio nella caratterizzazione del personaggio di Anne Elliot: il personaggio nel libro e il personaggio nel film del 2022 non hanno nessun punto di contatto, sono due persone completamente diverse. Attraverso l’Anne Elliot interpretata dalla Johnson è evidente il tentativo del film di modernizzare le tematiche estrapolate dall’opera proponendole in chiave attualizzante. Una prima evidente spia stilistica di questo stravolgimento sta nella rottura della quarta parete, attraverso cui Dakota Johnson nei panni di Anne si rivolge direttamente al pubblico raccontando della sua vita e della sua famiglia di ricchi nobili inglesi. Le occhiate furtive rivolte alla camera, spesso in risposta ad osservazioni ingenue o sgradite, contribuiscono a creare l’immagine nuova di donna moderna e audace della Anne Elliot cinematografica, accostandola a personaggi come Fleabag caratterizzati dallo stesso tipo di espediente.

Ma il cambiamento non si ferma qui, bensì stravolge l’intero personaggio in tutte le sue caratteristiche essenziali. La Anne Elliot uscita dalla penna della Austen è un personaggio complesso, una donna alla fine dei vent’anni che vive nell’epoca della Reggenza senza un marito, caratterizzata da un’aria malinconica, pessimista, solitaria. Rispetto alla taciturna e introversa Anne del libro, la Anne Elliot di Persuasione (2022) è tutt’altro personaggio. Irriverente, sarcastica, dispensa motti e slogan empowered che sono fin troppo evidentemente frutto della cultura online targata XXI secolo. Tuttavia questo cambio radicale del temperamento del personaggio, probabilmente un goffo tentativo di renderlo un’icona femminista contemporanea, elimina la complessità e le vulnerabilità del personaggio e il messaggio femminista dell’epoca, che la Austen voleva veicolare: la scrittrice inglese aveva costruito un personaggio femminile che affrontava le costrizioni della sua epoca, costretto in una società in cui per una donna l’unica via d’uscita consisteva nel matrimonio.

L’opera di Austen costituisce uno spaccato di questa società e la sua ricchezza consiste, oltre che nel documentare le strutture sociali di epoche lontane, soprattutto nella critica lucida ed ironica che Austen muove in maniera sottile nei confronti delle convenzioni dominanti, delle classi sociali e dei condizionamenti sociali che gravavano sulle donne, non mancando di descrivere le tensioni interiori che essi provocavano. Tutto questo viene diluito in Persuasione (2022), rendendo debole e poco visibile, sotto la modernizzazione eccessiva del personaggio e del linguaggio, la critica sociale evidente nelle opere della scrittrice inglese.

In generale, l’operazione di modernizzazione dell’opera è sostanzialmente fallita: i personaggi ne risultano troppo stravolti provocando un senso di straniamento nel pubblico, il linguaggio è fin troppo semplificato e vengono adottati stilemi tipici del linguaggio giovanile contemporaneo e in particolare propri della internet culture che stridono con il contesto e con il materiale che si vuole trattare: l’esempio più evidente sono le clip del film in cui Dakota Johnson usa l’espressione ‘he’s a ten’.

Tuttavia non tutti gli adattamenti con qualche innovazione sono stati stroncati dal pubblico di fedeli della Austen: il più recente, Emma di Autumn de Wilde, ha ricevuto molti apprezzamenti anche per la sua estetica curata, seppur non sempre perfettamente fedele all’epoca, e piccoli cambiamenti nella rappresentazione del personaggio di Emma e di Mr. Knightely, reso più vulnerabile e umano di fronte alla camera. Un esempio di una modifica evidente rispetto all’originale è la scena in cui Mr. Knightely dichiara i propri sentimenti a Emma e a quest’ultima inizia ad uscire del sangue dal naso: un episodio assente nell’opera originale ma riuscito nel mostrare il momento in cui Emma mostra la sua vulnerabilità nascosta sotto la facciata ironica e sprezzante. Un altro esempio di adattamento riuscito, seppure in maniera diversa e al di fuori dell’universo austeniano, è stato identificato dai critici di Persuasione (2022) in Bridgerton, serie ambientata nella Regency Era la cui plateale modernizzazione, con discorsi sulla sessualità prettamente moderni, l’inclusività del cast e canzoni pop come thank u, next di Ariana Grande rielaborate in quartetti d’archi, viene accettata con più indulgenza e come punto di originalità del prodotto di intrattenimento.

Questa diversa tipologia di adattamenti e di ricezione dal parte del pubblico ci pone una domanda interessante sulla futura strada da seguire negli adattamenti futuri, sul come approcciarsi alla materia storica e su come raccontarla rendendola recepibile al pubblico moderno ma al tempo stesso mantenendone l’essenza distintiva.

Sofia Racco

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