Self-help, tra produttività e inadeguatezza

Svegliarsi presto la mattina, lavorare in modo più efficiente, mangiare sano e non dimenticare di allenarsi. Potrebbe essere la routine della That girl, che, fino a qualche mese fa, spopolava su Tik Tok, oppure delle pagine motivazionali che si trovano facilmente su Instagram.

Il desiderio di migliorare se stessi è comune a molte persone e, con l’avvento dei social network, sembra un proposito sempre più realizzabile: si conoscono molti più libri di self-help, podcast e seminari. È altrettanto facile lasciarsi ispirare dai contenuti perfettamente curati degli altri utenti e chiedersi che cosa ci impedisca di comportarci (e di vivere) allo stesso modo.

I numerosi libri a disposizione sembrano avere la soluzione al loro interno; sono molto noti, per esempio, Piccole abitudini per grandi cambiamenti, 101 riflessioni che cambiano il tuo modo di pensare e Come trattare gli altri e farseli amici.

Molti contenuti analizzano un problema pratico e propongono soluzioni realistiche, apparentemente alla portata di tutti. La loro accessibilità è proprio la caratteristica che ne ha favorito la popolarità: migliorare le proprie abitudini non necessita di grandi risorse. Migliorare la propria routine, per esempio, potrebbe innescare un circolo virtuoso, lasciandoci più tempo da dedicare ai nostri interessi o ai nostri cari. Tuttavia, il self-help ha (generalmente) un limite: si prova a massimizzare la produttività, senza domandarsi quale sia lo scopo delle proprie azioni.

Dà molte gratificazioni avere un lavoro migliore, una maggiore disciplina e più resistenza fisica, ma per quale motivo si desidera tutto questo? Migliorare se stessi è certamente un’aspirazione ambiziosa, ma è importante contestualizzarla: si avverte la necessità di essere produttivi a tutti i costi? Si desidera condurre una vita più felice? Si tratta di un mezzo o di un fine? Le indicazioni per avere abitudini più efficaci non mettono in discussione lo status quo, né spingono a chiedersi se certi comportamenti siano sani, sul lungo termine.

D’altra parte, non si può negare un possibile impatto positivo sulle vite di chi fruisca di questi contenuti: possono essere un modo per prendersi cura di se stessi e capire quali strategie siano più o meno utili. Tuttavia, è importante riuscire ad accostarsi a determinati media con una buona dose di senso critico.

Riuscire a contestualizzare i consigli è altrettanto utile, poiché non tutte le proposte sono applicabili alla vita del singolo: bisogna tenere conto di impegni, esigenze e disparità socio-economiche. Un rischio concreto è tentare di seguire una routine eccessivamente rigida, che non tenga conto delle difficoltà della vita quotidiana e che finisca per renderci esausti, vanificando tutto il lavoro. Sarebbe auspicabile trovare abitudini sostenibili e personalizzate, che non rendano le persone dipendenti dal mito della produttività a tutti i costi, ma ne valorizzino l’individualità.

Giulia Marianna Dongiovanni

Crediti immagine di copertina: open-mind.it

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