Breve guida natalizia a “Lo Schiaccianoci”

Nel periodo natalizio, le compagnie di balletto di tutto il mondo hanno in programma almeno un paio di settimane dedicate a Lo Schiaccianoci. Negli Stati Uniti, dove la tradizione è ancora più sentita, il periodo che va da dopo il Ringraziamento alla fine di dicembre è praticamente monotematico tanto da essere ribattezzato da ballerini, coreografi e altri lavoratori del settore The nutcracker season. Non è difficile immaginare perché Lo Schiaccianoci sia un balletto “natalizio”: è letteralmente ambientato la notte di Natale, per gran parte del primo atto la maggior parte delle scenografie prevedono un grosso abete decorato in mezzo al palco e la storia ruota attorno a una bambina e il suo regalo di natale.

La trama

A grandi linee, la trama segue le avventure di Clara dopo che, alla vigilia di Natale, riceve in dono dallo zio uno schiaccianoci. Quando Clara va a dormire dopo la festa sogna una miriade di topi che cercano di rubarle lo schiaccianoci. A questo punto, incredibilmente, il giocattolo si anima e partecipa alla battaglia, uccidendo il Re dei Topi con l’aiuto di Clara per poi trasformarsi in principe e condurre Clara nel Regno dei Dolciumi attraverso una foresta innevata. In questo nuovo mondo fantastico, Clara e il principe-schiaccianoci incontrano la Fata Confetto e il Principe Coqueluche e assistono a vari divertissements, alla fine dei quali vengono incoronati come sovrani del Regno e portati in apoteosi. In molte versioni successive a quella di Petipa-Ivanov, all’apoteosi segue una scena del risveglio di Clara.

La storia de Lo schiaccianoci non è originale: è basata su Racconto di uno schiaccianoci di Alexandre Dumas padre. Dumas, a sua volta, si era ispirato, per la sua opera, alla fiaba di Hoffman Lo schiaccianoci e il Re dei topi. Sono due fonti abbastanza diverse tra loro, anche se i capisaldi della trama restano gli stessi. La versione di Hoffman è sì una fiaba, ma una fiaba non necessariamente per bambini, romantica, quasi horror in cui la gioia della seconda parte e del lieto fine viene ampiamente compensata dalla brutalità della battaglia dei topi. Inoltre, in questa versione lo schiaccianoci è nelle sue condizioni di oggetto inanimato per una maledizione generazionale. La versione di Dumas è invece più leggera, meno cupa, ed è a questa che Petipa si è ispirato per il balletto. Si deve a Dumas anche il nome della protagonista: Marie nella fiaba originale, modificato in Clara da Dumas. Tuttavia, la versione di Hoffman ritorna prepotentemente a influenzare le infinite interpretazioni successive del balletto dando luogo non a uno ma a tanti Schiaccianoci. La versione di Hoffman è una storia di coming of age in cui Marie scopre che la sua parte bambina, fatta di regni di caramelle e topi giganti, è frutto di tradimenti e maledizioni. Clara finisce per “uccidere” questa sua parte più infantile, uccidendo il Re dei Topi. Non a caso, il viaggio nel mondo di fantasia di Marie dura diversi anni e culmina con il suo matrimonio con lo schiaccianoci liberato dalla maledizione. In Dumas – e ancora di più nel balletto – invece, l’infanzia è celebrata e battaglie e amori più adulti, come quelli tra la fata confetto e il principe Coqueluche, non sono che una parentesi, il sogno di una bambina che sta crescendo ma che, quando si sveglia, continua a giocare con il suo schiaccianoci. Questa tensione è molto evidente negli infiniti rimaneggiamenti che Lo Schiaccianoci subisce da ogni coreografo e regista che vi si approccia e contribuisce a renderlo una storia che ha sempre qualcosa da dire.

Il Balletto

Lo schiaccianoci è un balletto piuttosto breve, un’ora e trenta diviso in due atti, una divisione che, in questo caso, marca particolarmente il cambiamento della storia, l’aprirsi di nuovi temi, nuove atmosfere e nuove poste in gioco. Il primo atto è incentrato sulla festa della vigilia di Natale, in cui Clara riceve lo schiaccianoci, e contiene le due scene forse più famose dell’intero balletto: la battaglia dei topi e il Valzer dei fiocchi di neve. Il secondo, invece, ha un tono più onirico: è il viaggio (in sogno) di Clara e dello schiaccianoci, ormai trasformato in principe nel Regno dei Dolciumi. L’atto secondo contiene uno dei divertissement più famosi nei balletti classici che culmina con il Valzer dei fiori. La versione originale del balletto fu commissionata a Petipa e Tchaikovskij dal direttore del Marinskij dopo il successo de La bella addormentata nel bosco. Tuttavia, il progetto partì in salita: Petipa si ammalò e la coreografia venne composta dal suo assistente Lev Ivanov, seguendo le istruzioni del suo maestro. La versione di Petipa-Ivanov inizialmente fu un fiasco e ritornò ad essere rappresentata solo dopo che molti altri cominciarono a rivisitarla. Tuttavia, è giusto dare a Cesare ciò che è di Cesare: forse, se Petipa non si fosse ammalato, le cose sarebbero andate diversamente alla prima. Ma è totalmente a firma Levanov, invece, l’idea più geniale del balletto: il Valzer dei fiocchi di neve. A differenza del Valzer dei fiori, quello dei fiocchi di neve, del valzer ha solo la musica mentre la danza riproduce l’idea di una tempesta di neve, in una delle scene più evocative e iconiche della storia del balletto.

Valzer dei fiocchi di neve, nella versione di Balanchine, al Teatro alla Scala. Crediti: Dance hall news, https://www.dancehallnews.it/lo-schiaccianoci-di-george-balanchine-la-magia-del-natale-vive-alla-scala/

Lo schiaccianoci è stato rivisitato infinite volte cosicché, se oggi andate a vederlo a teatro, non sarà facile capire, solo dalla coreografia, a quale versione state assistendo. Per amore di brevità ci limiteremo a citare alcune tra le principali versioni. La prima è quella classica di Petipa-Ivanov in cui la vicenda rimane un po’ in secondo piano rispetto all’atmosfera natalizia e fantastica (da qui l’accento sui divertissements), una scelta che si spiega con la volontà di affidare il ruolo di Clara a una ballerina adulta. In questa versione Clara è bambina solo all’inizio del primo atto per la festa e la battaglia dei topi. Un’altra versione, molto rappresentata, è quella di Aleksandr Gorskji per il Bolshoi: questa versione mantiene la divisione Clara-bambina nel primo atto e Clara-donna nel secondo ma, in più, fa convergere i personaggi di Clara e dello schiaccianoci, rispettivamente, con quelli della fata confetto e del principe Coqueluche. In questa versione, per la prima volta, viene esplicitato che le vicende sono avvenute in sogno, tramite la scena finale del risveglio. Un’ulteriore curiosità rispetto a questa versione è dovuta alla data della sua ideazione: 1919. In piena rivoluzione russa era inaccettabile che la protagonista di un balletto russo avesse un nome occidentale, così Gorskji riprese il nome originale di Hoffman Marie e lo abbreviò in Masha, un cambiamento che in Russia ha attecchito a tal punto che oggi, ne Lo Schiaccianoci russo, la protagonista è sempre Masha. Infine la versione di Balanchine del 1954, che oggi viene rappresentato in quasi tutte le compagnie americane, in particolare dal NYCB (New York City Ballet) come George Balanchine’s The Nutcracker. In questa versione, oltre allo stile tipico del coreografo che modifica notevolmente la coreografia, Clara e lo schiaccianoci restano bambini per tutto il tempo. Tutte queste versioni sono molto rappresentate, tra le altre cose, perché permettono anche agli allievi più piccoli delle accademie di partecipare (non solo come Clara e schiaccianoci, ma anche come altri bambini presenti alla festa e giocattoli personificati), rendendolo così un vero e proprio evento che coinvolge tutti gli studenti.

Una scena della battaglia nella versione inglese di Peter Wright per il Royal Ballet. Crediti: Sipario https://sipario.it/recensionidanzas/item/8197-schiaccianoci-lo-coreografia-di-peter-wright-da-lev-ivanov.html

La musica

La musica ha avuto un ruolo fondamentale nell’elevare Lo Schiaccianoci da balletto leggero, senza grandi tragedie o amori impossibili, a classico: l’opera, alla sua prima rappresentazione nel 1892, fu un fiasco; fu invece la suite da concerto che Tchajkovskji estrasse dalle sue musiche originali ad avere un successo enorme. Complice di questo trionfo fu uno strumento nuovo che Tchaikovskji portò in Russia da Parigi e che divenne il tratto distintivo del balletto: la celesta, una sorta di organo che produce un suono acuto, molto simile a quello di un carillon. Tchaikovskji la usa nell’atto secondo, quello in cui Clara sogna, e lo strumento si presta perfettamente a rispecchiare quell’atmosfera onirica e fantastica che pervade il balletto. Lo stile rococò delle musiche, insieme all’attenzione per l’onomatopea e per il proporre ritmi molto diversi tra loro ma molto riconoscibili, ha reso lo spartito de Lo Schiaccianoci uno dei più famosi al mondo.

Per darvi un’idea di musiche che sicuramente già conoscete, ma che magari non riuscite a collegare alla fonte ecco qui una lista di pezzi da Lo Schiaccianoci che sicuramente avrete già sentito!

Il Trepak, o danza russa o dei bastoncini di zucchero

La marcia dei bambini

La danza della Fata Confetto

In questo pezzo potete ascoltare la celesta fin dalle battute iniziali

Il valzer dei fiocchi di neve

Questo pezzo è uno dei più famosi in assoluto del balletto e uno dei pochissimi pezzi classici che utilizza le voci bianche.

Crediti foto di copertina

Ginevra Gatti

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